GAMC
Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea “Lorenzo Viani”
Piazza Mazzini – Viareggio
IL FUTURISMO A VIAREGGIO E IN VERSILIA
ACCADIMENTI E RIFLESSI DAL 1918 AL 1940
Inaugurazione: sabato 10 ottobre 2009, ore 16.30
La mostra, ideata e curata da Alessandra Belluomini Pucci e Riccardo Mazzoni, indaga il fecondo rapporto intercorso tra il Futurismo e Viareggio e la Versilia, annoverati negli anni Venti e Trenta del Novecento tra i luoghi balneari moderni per eccellenza, mete di soggiorno e villeggiatura dei maggiori artisti, scrittori, esponenti del variegato mondo dello spettacolo dell’epoca, creatori di un’atmosfera insieme intellettuale e mondana dalla quale sorse nel 1929 il Premio Letterario Viareggio, in cui il Futurismo – complice anche la costante presenza sul territorio del capofila Filippo Tommaso Marinetti – giocò un ruolo determinante.
L’esposizione prende le mosse dalla rievocazione dell’importantissima ma ancora storiograficamente misconosciuta e per certi versi misteriosa Esposizione d’Arte d’Avanguardia Italiana che si tenne al Kursaal di Viareggio nella seconda metà di agosto del 1918 in cui il Futurismo di Enrico Prampolini, Fortunato Depero, Primo Conti e Achille Lega incontrò la Metafisica di Giorgio De Chirico e Carlo Carrà, con un magnifico nucleo di capolavori dell’arte italiana del tempo. Delle opere presenti in quella mostra vengono riproposte la splendida Bagnante di Depero, sorta di emblema di moderna arte balneare, Profughe alla stazione di Primo Conti e il bronzeo scultoreo Ritratto di Bino Sanminiatelli di Enrico Prampolini. Una particolare attenzione è riservata all’evoluzione pittorica di Primo Conti nella seconda metà degli anni Dieci, quando il giovanissimo artista abitò stabilmente a Viareggio, dall’Autoritratto con accappatoio e Darsena a Viareggio, di acceso colorismo fauve, a una delle migliori opere futuriste provenienti dalla Fondazione Conti, Saltimbanco. Anche di Fortunato Depero viene presentato un corpus significativo di lavori maturati durante il suo soggiorno viareggino del 1918-19, tra cui una delle caratteristiche tarsie di panni colorati, Scena Caprese, realizzate con la collaborazione della moglie Rosetta Amadori. Prestigioso il trittico dei dipinti in mostra di Achille Lega, Vibrazioni atmosferiche di un aeroplano in volo, considerato uno dei primi esempi di aeropittura, Il tram n. 6 di Via Scialoja e il Ritratto della madre, tutti databili al 1917, quando l’artista, appena diciottenne, era al culmine dell’esperienza futurista. Dei primi anni Dieci sono Scomposizione di piani di zuccheriera e bottiglia di Ardengo Soffici, precoce testimonianza di cubo-futurismo toscano posta a raffronto con un’opera immediatamente pre-futurista dell’autore, Bagnanti, e Il molo di Viareggio del geniale e solitario Alberto Magri, il cui primitivismo costituisce il pendant dialettico alle ricerche futuriste allora in corso. Chiude il decennio l’Architettura nello spazio del 1920 di Enrico Prampolini.
L’esposizione prosegue con l’analisi dell’influsso del Futurismo nell’opera di Moses Levy e Lorenzo Viani, i maggiori rappresentanti del “genius loci”. Del primo, oltre che il suo dipinto più dichiaratamente futurista, il Tram n. 7, che richiama anche nel titolo l’identico soggetto di Lega, vengono proposti Cinema Eolo e Folla sul lungomare di Viareggio, due delle sue deliziose visioni della vita estiva viareggina. Del secondo, che sviluppò un’interpretazione personalissima e a suo modo eretica del Futurismo come dilatazione estrema delle potenzialità espressive dell’artista non priva di accenti corrosivi e sarcastici, di cui vengono rilevate le affinità con la sua notevole e quasi sconosciuta produzione poetica, sono in mostra il capolavoro Il cantastorie e il cieco, del 1920 circa, dove è evidente il confronto con l’opera di Alberto Magri, e un piccolo nucleo di creazioni del 1929-30, spesso improntate alla tecnica del collage, tra cui il visionario Difese rurali, Il ritratto di archeologo e Viareggio in maschera, dove nei panni di Arlecchino compare uno dei personaggi-feticcio dell’iconografia pittorica vianesca, il popolano Peritucco.
Una sezione è dedicata alla complessa attività dei fratelli Ernesto e Ruggero Alfredo Michahelles, vale a dire THAYAHT e RAM, in veste di artisti, designer, inventori, attivi fin dagli anni Venti a Marina di Pietrasanta. Tra i quadri in mostra Idroscalo e Perlustrazione notturna di RAM, sospesi tra futurismo e suggestioni metafisiche; la scultura astratta Il violinista e Charleston di THAYAHT, dipinto che rende visivamente i ritmi di musica e ballo moderni che caratterizzavano le favolose feste danzanti versiliesi dell’epoca.
La mostra personale di Viani allestita nel 1930 a Villa Paolina presentata da Marinetti, offrì lo stimolo all’aggregazione di un gruppo di giovani esponenti futuristi raccolti intorno al poeta e giornalista Krimer (Cristoforo Mercati) tra i quali il pittore e disegnatore Uberto Bonetti (il creatore della maschera di Burlamacco, icona del carnevale di Viareggio) di cui la mostra celebra il centenario della nascita, con i legami che intessero con artisti del calibro di Antonio Marasco (in mostra il dipinto Vele-vento, ispirato alla riviera versiliese) e Gerardo Dottori (Simpatia I, liricamente caratterizzato dalla compenetrazione tra la figura femminile e il paesaggio) e la corrente dell’aeropittura, la quale trovò una singolare esaltazione grazie all’allestimento di un campo d’aviazione nella periferia della città e di un idroscalo nel lago di Massaciuccoli che favorì la realizzazione di spettacolari manifestazioni aviatorie che videro spettatori e cantori entusiasti alcuni dei maggiori artisti e letterati futuristi. Nell’agosto del 1929 tenne una personale all’Hotel Royal il giovane pittore futurista imolese Mario Guido Dal Monte, di cui viene proposto l’Autoritratto, il quale disegnò anche i costumi del celebre Ballo degli Immortali a favore del costituendo Premio Letterario Viareggio. Il rapporto tra il Futurismo e il Carnevale è evidente soprattutto nell’opera grafica di Lucio Venna, che vinse i concorsi per il Manifesto ufficiale del 1926 e del 1928, entrambi in mostra. Nella stessa invenzione della maschera di Burlamacco di Uberto Bonetti avvenuta nel 1930 (anche se il nome fu coniato soltanto nel 1939), pur non potendo parlare di creazione futurista in senso stretto, convergono influssi provenienti dallo stesso Venna, da THAYAHT e da Depero. Le dieci opere di Bonetti in mostra intendono valorizzare la donazione di proprietà dell’Amministrazione Comunale e abbracciano tutta la sua produzione futurista, dalla cartellonistica alle aerovedute fino al Ritratto-caricatura di Marinetti, con gustosa annotazione autografa di quest’ultimo. Conclude l’esposizione una rassegna dei libri futuristi di Krimer, il vero animatore del tardo futurismo viareggino, autore nei primi anni Trenta di una trilogia di “aeropoesie” (Ali, con la riproduzione di opere di THAYAHT, Dottori, Marasco, BOT e dello stesso Krimer, Il sole innamorato, con xilografie di Spartaco Di Ciolo, Ho rubato l’arcobaleno, con disegni di Uberto Bonetti), che Viani chiamava “minuetti aerei” e che rappresentano a tutti gli effetti una forma di “Futurismo romantico”.
La mostra sarà corredata da un corposo libro-catalogo, che verrà presentato in una giornata-evento il prossimo 31 ottobre, con un’esaustiva ricostruzione storico-critica delle tematiche affrontate alla luce di un ampio materiale documentario raro e inedito. Gli artisti in mostra: Uberto Bonetti, Primo Conti, Mario Guido Dal Monte, Fortunato Depero, Spartaco Di Ciolo, Gerardo Dottori, Krimer, Achille Lega, Moses Levy, Alberto Magri, Antonio Marasco, Enrico Prampolini, RAM, Ardengo Soffici, THAYAHT, Lucio Venna, Lorenzo Viani. Siete tutti calorosamente invitati!