sabato, 29 aprile 2006
Piccolo supplemento al post precedente
 
Tra ieri e oggi ho ricevuto diverse telefonate di amiche e amici a proposito della battaglia ideale sulla gestione delle iniziative del Teatro Jenco. Molte congratulazioni, ma anche qualche affettuosa perplessità. Sapendo che nei prossimi anni la mia attività di scrittore e ricercatore mi spingerà sovente lontano da Viareggio o mi racchiuderà in quella condizione di “monachesimo” introspettivo che, almeno per me, è necessaria per elaborare una scrittura intensa e personale (per non parlare delle mie ricerche sul campo o d’archivio che mi portano spesso a passare intere giornate tra i monumenti o sui libri), alcuni mi hanno detto: “Ma chi te lo ha fatto fare di imbarcarti in tutte quelle polemiche per un teatro che forse non userai mai o al massimo per qualche giorno, attirandoti inimicizie e problemi di relazione con persone e amministratori?!”. Sono aspetti che sinceramente non ho mai preso in considerazione. Ormai nella mia vita il ritorno al teatro è acquisito, ma so che, a parte "Il Segreto della Stella" per cui si aprono orizzonti sempre più vasti, rimarrà comunque un’attività molto libera e marginale rispetto alla scrittura e alla ricerca (piuttosto mi piacerebbe tentare un’esperienza cinematografica alla quale sto lavorando). Agli amici perplessi (e forse un po' troppo disillusi) rispondo che per me l’idealità deve permeare tutta la vita quotidiana. Non pretendo di trovarla nei mercanti, nei burocrati, negli pseudo-artisti. Ma nei poeti, negli artisti veri e magari in qualche teatrante si.
 
 
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venerdì, 28 aprile 2006
Il Teatro Jenco ritorna alla città
 
Un incontro chiarificatore avvenuto ieri in comune tra l’Assessora alla Cultura Cristina Boncompagni, il Dirigente Giulio Marlia e diversi esponenti di compagnie teatrali attive a Viareggio ha permesso finalmente di ridefinire le modalità di utilizzo del Teatro Jenco. D’ora in avanti, infatti, tutte le compagnie e le realtà vive operanti sul territorio potranno usufruire paritariamente del teatro per svolgere le proprie attività (formazione, prove, spettacoli, sperimentazione) e confrontare le proprie esperienze creative, aiutate in questo nei limiti del possibile dalla stessa Amministrazione Comunale: vale a dire proprio quello che il sottoscritto ed altri avevano auspicato in vari interventi polemici.
 
Non poteva risultare altrimenti perché questo deve essere lo scopo di un teatro cittadino. L’anomalia stava nel fatto che una sola compagnia (che potrà tranquillamente continuare la propria attività insieme alle altre) detenesse in pratica il monopolio delle iniziative all’interno del teatro, fregiandosi del titolo autoreferenziale (come d’altra parte tutta l’estetica teatrale del Teatro Sottratto) di “Compagnia stabile del Teatro Jenco” che nessuno pare gli aveva assegnato ma che la dice lunga sul sentimento di proprietà del luogo suddetto (senza considerare il ritorno di immagine e altri ritorni più concreti nel presentarsi compagnia stabile di un teatro pubblico).
 
Al Dirigente Giulio Marlia, che si è sentito ingiustamente chiamato in causa dai miei articoli e dai commenti apparsi su questo blog (a proposito, firmate sempre i vostri interventi, non abbiate remore a manifestare le vostre idee o le vostre arrabbiature), tra persone che amano parlarsi chiaro e negli occhi, vorrei dire che non era mia intenzione offendere in qualsiasi modo la sua onorabilità (è la vicenda nel suo insieme che ha reso ambigue e secondo me inopportune alcune situazioni), che le battaglie ideali portano talvolta a trascendere i toni (ma probabilmente è proprio grazie a questi toni che la questione del Teatro Jenco è stata affrontata), e che avendo apprezzato la sua passione per lo spettacolo (cinema e teatro) e la caparbietà con cui a distanza di anni è tornato a confrontarsi direttamente col palcoscenico - io che avevo criticato la sua partecipazione ad alcuni spettacoli al Teatro Jenco nella compagnia del Teatro Sottratto, ora ma solo ora che l’esclusiva al Teatro Sottratto è saltata, faccio ammenda e mi rallegro che anche i dirigenti abbiano un’anima! - sono sicuro che sarà anche lui in prima linea in questa sorta di Rinascimento in atto nel mondo teatrale cittadino.
 
 
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sabato, 22 aprile 2006
GLI ANGELI DI PAUL KLEE
(Campana)
 
Alla fine del percorso
verrà rivelato un segreto
 
1.
ANGELO MAL RIUSCITO
ma gentile, compìto
 
2.
ANGELO ANCORA BRUTTO
che mi assomiglia in tutto
 
3.
ANGELO INCOMPIUTO
che piange a ogni saluto
 
4.
ANGELO DELLA STELLA
che beve a una fontanella
 
5.
ANGELO ALL’ASILO INFANTILE
spettinato dal vento d’aprile
 
6.
ANGELO DELL’ANTICO TESTAMENTO
che della modernità è sgomento
 
7.
ANGELO VIGILANTE
coscienza da me distante
 
8.
ANGELO DELLA CROCE
inchiodato al legno di noce
 
9.
ANGELO IN GINOCCHIO
che insegna a saltare a un ranocchio
 
10.
ANGELO COI SONAGLI
che dell’asino imita i ragli
 
11.
ANGELO PIENO DI SPERANZA
che gioca con me nella mia stanza
 
12.
ANGELO DELLA MORTE
che un giorno avrò in sorte
 
13.
ANGELO SMEMORATO
che del suo poeta si è dimenticato
 
SEGRETO
 
Le linee e i segni che i bambini
tracciano con estrema naturalezza
sui fogli di carta nascondono talvolta
le segrete sembianze degli Angeli
 
Ideato e rappresentato nella foresta
degli aglietti selvatici di Colmar (Alsazia)
nella primavera del 1990
 
Riscritto il 30 novembre 1993
per il Teatrino dei Bisogni Consapevoli
alla presenza di 13 Angeli
 
 
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giovedì, 20 aprile 2006
Il Teatrino dell’Omino Anonimo
 
Il Teatrino dei Bisogni Consapevoli riporta in vita fate, folletti, spauracchi, streghe, utilizzando maschere, fantocci, burattini e avvalendosi di filastrocche, canzoni, danze e giochi. Privilegia le parate comiche nei borghi medioevali, ma sa farsi invisibile per portare un’aria di festa nelle città. Il suo scopo ultimo è quello di realizzare una tenerezza fra la gente libera da fardelli materiali e morali di ogni tipo, compresi, appunto, i meno consapevoli, o quelli che una certa forma d’inculturazione continua a presentarci come “naturali”, quali, ad esempio, il corteggiamento disperato tra i sessi e il bisogno un po’ nevrotico dell’aggregazione a tutti i costi...
 
E’ il teatrino dell’omino anonimo che nell’atto di farsi clown ha imparato ad usare consapevolmente il proprio corpo incantato.
 
(Foresta degli aglietti selvatici di Colmar, Alsazia, primavera 1990)
 
 
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lunedì, 17 aprile 2006
Luoghi di Viareggio e avventure della fantasia
(ovvero: Villa Sania, quotidiana quiete)
 
Ci sono luoghi a Viareggio che per le loro valenze storiche e culturali o per suggestioni particolari entrano a far parte dell'immaginario collettivo o personale. Di alcuni di questi luoghi ho contribuito come ricercatore a ricostruirne l'identità e ne ho parlato diffusamente in questo blog: la Chiesina Anglicana del Redentore e di Tutti i Santi, di cui non mi stuferò mai di rivendicare il suo recupero come spazio spirituale e culturale, o la statua funeraria della Bimba che aspetta, straordinario ricettacolo di tradizioni orali e vera icona dell'immaginario affettivo della città.
 
Un luogo che mi ha sempre affascinato fin da bambino è la misteriosa Villa Sania, tra via Bertini e via Lepanto (in suo onore ho dato il nome di Sania alla protagonista femminile di una sceneggiatura per un film che sto scrivendo), con il suo piccolo parco, una sorta di Giardino dei Finzi Contini in miniatura. Il nucleo originario era una casa colonica di proprietà della nobile famiglia lucchese dei Bottini. Da lì, ancora negli anni Venti, si dipartivano una serie di sentieri che si inoltravano nella campagna versiliese. Oggi la zona è totalmente urbanizzata ma si ha la sensazione che, varcando il cancello ligneo della villa, si possa essere partecipi di un'avventura medianica in grado di materializzare arcane presenze.

Chi era Sania? Un nume tutelare della quiete domestica oppure una donna reale (una moglie, una figlia, un'amante)? E quanti altri luoghi a Viareggio possono stimolare avventure della fantasia?
 
 
postato da: riccardomazzoni alle ore 19:05 | Permalink | commenti (5)
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martedì, 11 aprile 2006
La “colonia” inglese a Viareggio nel primo Novecento e la chiesina anglicana del Redentore e di Tutti i Santi (omaggio a Louise Jenison)
 
“Venivano all’avvicinarsi della primavera, salvo qualcuno che ci stava tutto l’anno, e la notizia si diffondeva rapidamente nella cittadina, che allora finiva a Via Mazzini. Ma era un arrivo silenzioso e discreto, alla spicciolata, anche perché stavano molto a sè, non facendo lega con gli abitanti. Si vedevano aggirarsi, in genere a coppie, nella pineta o lungo il mare: nel pomeriggio spesso si riunivano a prendere il tè in qualche casa di amici. Erano per lo più persone di una certa età, di rado accompagnate da bambini, vestiti alla marinara; le signore con strani cappelli su cui si vedevano - secondo la moda del tempo - uccelli o fiori, e molti veli che spesso, specie nelle giornate di libeccio, venivano abbassati sui volti severi (...) Un avvenimento per la piccola colonia fu la costruzione della Chiesa di rito protestante che tuttora si vede, silenziosa e raccolta, in quella che è oggi la via Leonardo da Vinci, all’ombra di alcuni pini. Nei giorni festivi, dopo le funzioni religiose, il gruppo restava per qualche tempo davanti alla chiesa, parlando a voce bassa, prima di congedarsi con una cordialità misurata, che non cessava mai di avere qualche cosa di cerimonioso (...) Quando si avvicinava l’estate, con i primi caldi e gli arrivi dei forestieri la piccola colonia partiva - alla spicciolata, e con la stessa discrezione con cui era arrivata - per Bagni di Lucca. E nella città che cambiava aspetto - anche se i villeggianti d’allora erano molto meno numerosi e rumorosi di quello che sono oggi, e in genere di una certa qualità - si preparava a vivere una sua stagione assai diversa, si sentiva dire, quasi sottovoce: - Sono partiti gli Inglesi”.
 
Questo brano di Carlo Pellegrini, tratto da un articolo apparso nel 1962 sulla rivista “Rassegna lucchese”, costituisce una delle rare testimonianze intorno alla “colonia” inglese che nel primo Novecento scelse Viareggio come meta di villeggiatura (che spesso assumeva anche il significato di un pellegrinaggio nel luogo dove fu ritrovato e bruciato il corpo del sommo poeta Shelley, morto nel 1822 in seguito a un naufragio) e di residenza per lo svolgimento di attività economiche legate prevalentemente al vicino settore marmifero apuano. Lo studio della documentazione conservata alla Guildhall Library di Londra, un tempo facente parte dell’archivio della chiesa anglicana, ci permette di gettare luce sulla storia della colonia - in particolare sulla sua vita religiosa - tanto più affascinante quanto più il trascorrere degli anni e una serie di biasimevoli scelte in materia di politica urbanistica e culturale hanno finito per offuscarne la memoria.
 
Un ufficio di cappellanìa al servizio della piccola comunità è documentato fin dal 1900. Nei primissimi anni del secolo le funzioni si svolgevano in una stanza dell’Hotel Paris et Soleil situato sull’angolo tra viale Ugo Foscolo e Piazza Shelley (oggi sede del Credito italiano). Il 6 marzo 1904 venne inaugurata una nuova sala offerta da Erastus Kingsbury - uno dei principali animatori della comunità - in via S. Andrea n. 144. Tuttavia era sentita l’esigenza di una chiesa propria. Già il 17 dicembre 1900 il reverendo John Beaufort Berkeley Barter - a nome della colonia inglese - aveva formulato una domanda per ottenere un’area di terreno dove costruirvi una chiesa anglicana. Seguì un interessante carteggio con l’allora sindaco di Viareggio, Cesare Riccioni, protrattosi fino alla primavera del 1901, in cui furono presi in considerazione diversi luoghi per l’edificazione della chiesa ma senza un esito definitivo.
 
Nell’autunno del 1909 la contessa Louise Jenison, erede in linea diretta di Guglielmo il Conquistatore, ottenne il permesso di costruire su un proprio appezzamento di terreno, situato tra via Leonardo da Vinci e via della Costa (l’attuale via IV novembre), la pittoresca chiesina anglicana dedicata al Redentore e a Tutti i Santi, oggi tristemente trasformata in pizzeria. Il Centro Documentario Storico del Comune di Viareggio conserva il progetto presentato al vaglio della commissione edilizia, tuttavia allo stato attuale delle ricerche non si conoscono né il nome del progettista né la ditta incaricata dei lavori. Posto all’interno di un giardino recintato da una cancellata, l’edificio - di richiamo neogotico - presenta una pianta a croce, con un piccolo campanile, e ricorda nella struttura alcuni chalet dell’epoca. La prima pietra fu posta il 1 novembre 1909, mentre la chiesa fu aperta al culto il giorno di Natale del 1910: cappellano officiante fu Gerald Williams. Le funzioni si tenevano dall’autunno alla primavera dell’anno successivo e cessavano completamente durante l’estate. Tra i vari cappellani che si succedettero nel tempo - in media uno all’anno - un ruolo importante ebbe James Herbert Selmes, a cui toccò il ruolo di guida spirituale della comunità durante gli anni della prima guerra mondiale. Alla sua morte, avvenuta in Nuova Zelanda nel 1924, gli fu dedicata una lapide affissa sulle mura della chiesa, che dopo la trasformazione di quest’ultima in pizzeria fu trasferita nel cimiterino anglicano, che si trovava tra il cimitero comunale e il camposanto della Misericordia, aperto alle inumazioni nel 1912 e oggetto qualche tempo fa di una deplorevole operazione di smantellamento.
 
Il periodo di maggior affluenza alle funzioni religiose va collocato nella prima metà degli anni Venti quando si registrarono fino a sessanta presenze. Nell’ambito ristretto della piccola comunità i battesimi, le cresime, i matrimoni, i funerali, assumevano la valenza di avvenimenti memorabili. Alcune date esemplari: il primo battesimo fu impartito il 15 giugno 1913 dal reverendo Cecil Martin alla bambina Jeannette Lucy Rosmunda Cripps, futura moglie del pittore e scrittore Primo Conti; straordinaria fu la partecipazione l’11 aprile 1917 al funerale di Erastus Kingsbury; negli anni Venti furono celebrati tre matrimoni, tra i quali ebbe una certa risonanza quello del 16 febbraio 1922 tra il trentenne Arthur Joseph William de Tivoli, di professione “artista”, e la diciassettenne Bianca Maria Marchesini; il 14 marzo 1923, in occasione della solenne visita ufficiale del Vescovo di Gibilterra, furono cresimati ben dieci fanciulli (sette femmine e tre maschi).
 
La storia di una piccola comunità coincide inevitabilmente con la storia individuale delle persone che ne fanno parte. Accanto a Erastus Kingsbury, ai primordi del Novecento va segnalata Margherita Beaumont, originaria di Calcutta, proprietaria del villino Parva Domus Magna Quies in Piazza D’Azeglio. Tra i componenti della comunità vi erano Sir Francis Vane, fondatore del primo gruppo italiano di scouts, residente in viale Ugo Foscolo n. 38, e l’eccentrica scrittrice Ouida, che morì nel 1908 in una pensione di via Zanardelli. Tra i maggiori benefattori della chiesa si ricordano Susie Clarke, proprietaria di Villa Torre a Bagni di Lucca, e Joseph Lobb, proprietario di un delizioso villino “all’inglese”, oggi distrutto, in via Parini (lato monte dell’attuale via Leonardo da Vinci, il cui tracciato veniva interrotto all’altezza di via Fratti dalla grande villa Rigutti). Inoltre gravitarono su Viareggio alcune importanti famiglie di imprenditori inglesi operanti a Carrara nel settore del marmo: i Chignell, i Robson gli Odling, i Cripps. In particolare Richard Nöel Cripps, che fu tra i fondatori del locale circolo tennistico, costruì nel 1915 una villa tuttora esistente sull’angolo tra via Vespucci e via IV Novembre, segnalata tra le più belle costruzioni moderne dalle guide cittadine dell’epoca.
 
Ma la vera animatrice della comunità fu indubbiamente Louise Jenison, proprietaria di Casa Pineta, oggi distrutta, attigua alla chiesina anglicana da lei costruita. Dotata di spirito romantico e di una religiosità intensa e a tratti misticheggiante, ha lasciato liriche e toccanti pagine autografe sulle vicende della colonia anglicana a Viareggio. Così simpaticamente la ricorda Carlo Pellegrini nell’articolo citato: “Con la signorina Luisa ebbi una certa dimestichezza per un motivo un po’ singolare. Non so chi le aveva messo in testa di leggere i Vangeli nel testo greco, per accostarsi di più a quella che doveva essere stata la parola del Redentore; ed essa alla sua età, aveva studiato un po’ di greco, tanto da arrivare a leggere il non difficile testo. Io, che allora facevo l’Università, con quel poco di greco che sapevo l’aiutavo nella lettura; poi facevamo un po’ di inglese, dato che allora avevo cominciato a studiarlo a Pisa (...) Si diceva che la signorina Luisa fosse stata da giovane di una meravigliosa bellezza; e difatti, nonostante l’età, quando si commuoveva leggendo il Discorso della Montagna, o aveva qualche scatto di fierezza nel difendere i suoi convincimenti, i suoi occhi azzurri e il suo sorriso luminoso avevano dei lampeggiamenti che d’un tratto ne trasfiguravano il volto ancora ovale”. Dopo la sua morte, avvenuta nel novembre del 1931, la chiesa, che risultava ancora formalmente di sua proprietà, passò per testamento alla Gibraltar Diocesan Trust e negli anni successivi fu retta da un comitato numericamente sempre più ridotto, fino a quando il precipitare degli eventi storici portò alla dispersione dei vari membri. Nel dopoguerra la chiesa fu gestita per alcuni periodi dalla comunità valdese fino alla sconsacrazione e alla vendita avvenuta nel 1977.
 
Una ricerca che ho condotto con mia moglie Federica Ghiselli presso la Guildhall Library di Londra, ha portato al ritrovamento dell'archivio storico della chiesa e della comunità. Migliaia di pagine di documenti che tra poco saranno consultabili pubblicamente in fotocopia nella sede della sezione viareggina dell'Istituto Storico Lucchese, in via Aurelia Nord 183. Un ringraziamento particolare per la preziosa intermediazione va alla Chiesa Anglicana di San Marco (St. Mark Church) di Firenze.
 
Per approfondimenti: Federica Ghiselli, Riccardo Mazzoni, La “colonia” inglese a Viareggio nel primo Novecento e la chiesina anglicana del Redentore e di Tutti i Santi, in “Quaderni di storia e cultura viareggina”, editi dalla sezione di Viareggio dell’Istituto Storico Lucchese e dalla Biblioteca Comunale “G. Marconi”, n. 2, 2001 (numero monografico dedicato alle presenze straniere e alle minoranze religiose a Viareggio).
 
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sabato, 08 aprile 2006
Contro la pratica del teatro sottratto, teatralizzare la città
 
Contro la pratica del teatro sottratto, da intendersi non solo come spazio teatrale sottratto alla città (si vedano gli ormai ben noti e intollerabili privilegi accordati all’omonima compagnia nella gestione del Teatro Jenco), ma anche come disinteresse o ripudio nei confronti delle esperienze più vive in atto nel territorio, la città deve riappropriarsi del teatro. Teatralizzare la città, non tanto come protesta estrema contro una politica culturale sempre più sterile e lontana dai fremiti spirituali dei suoi figli migliori, ma proprio come scelta lirica, esistenziale, politica anche.  
 
Raccontare ad esempio la storia della “Bimba che aspetta” davanti alla poetica statua funeraria del cimitero (e magari fare conoscere i tanti colpevoli scempi nel cimitero monumentale), raccontare poi la vita straordinaria di Louise Jenison - la romantica signora inglese, erede diretta di Guglielmo il Conquistatore, che fondò la pittoresca chiesina anglicana del Redentore e di Tutti i Santi e cantò la gloria e la bellezza di Viareggio - davanti alla chiesina stessa (e magari interrogarsi come mai sia stata tristemente ridotta in pizzeria). Raccontare tempi, spazi, persone.
 
Raccontare infine la storia di un teatro che doveva essere di tutti e oggi è un tempio al servilismo culturale, con i casting avallati dal dirigente alla cultura, l’impossibilità assoluta per compagnie, registi, attori, musicisti, artisti, spiriti liberi di usufruirne per proporre e confrontare le proprie creazioni. Inondare la città (e quel teatro) di poesia, ecco una forma propositiva di protesta. Contro il lirismo artefatto, da esercizio di stile, un lirismo allo stato puro, effusivo, di volta in volta crepuscolare o clownesco, o tutte e due le cose insieme.
 
Pezzi di luna nei rigagnoli dell’immaginario affettivo.
 
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venerdì, 07 aprile 2006
Cantilene per meste o allegre melodie
 
Sto raccogliendo le mie cantilene per meste o allegre melodie, brevi o brevissime composizioni lirico-musicali “per sola voce”, scritte nell’arco degli ultimi venticinque anni come intermezzi per recital e spettacoli teatrali di varia natura, ma anche semplicemente per divertimento, per il gusto di cantare versi di poesie amate – Habel Nasshab sei bello tu / con quegli enormi calzoncioni blu di Palazzeschi per esempio – o come filastrocche e ninne nanne per i miei bimbi Federico e Giacomo. Molte di esse le sto rintracciando nella memoria, non avendole mai trascritte o registrate. Mi piacerebbe un giorno costruirvi intorno un piccolo evento teatrale dove dar sfogo al piacere archetipico e infantile della combinazione vocale tra sillaba e nota, col sapore liquoroso della parola cantata senza l’accompagnamento di strumenti musicali.
 
Qualche esempio (purtroppo il solo testo annichilisce un po’ il senso di queste composizioni, ma come per la Storia di Cecchina rinnovo l'invito, quando mi incontrate, a chiedermi di cantarvele).
 
Una ninna nanna disperata scritta tanti anni fa per una ragazza un po’ troppo borghese che non ha retto il confronto con la sua inevitabile (almeno per me) idealizzazione.
 
Borghesuccia dalle grandi ciglia colorate
con il sangue mestruale bianco come neve
addormentati così come più ti piace
e nel sonno più profondo versami da bere
 
Una ninna nanna vera e propria per il mio primogenito Federico, dai capelli rosso-oro.
 
Il mio bambino rosso
plin-plin plin-plin plin-plan
dorme come la luna nel fosso
plin-plin plin-plin plin-plan
 
Il mio bambino azzurro
plin-plin plin-plin plin-plan
dorme come l’ombra sul muro
plin-plin plin-plin plin-plan
 
Il mio bambino bianco
plin-plin plin-plin plin-plan
dorme perché è stanco
plin-plin plin-plin plin-plan
 
Il mio bambino nero
plin-plin plin-plin plin-plan
dorme per davvero
plin-plin plin-plin plin-plan
 
Sssss…!! (Silenzio)
 
Il tema delle ciglia torna in questa romanza a cui faccio seguire un “abbecedario” esplicativo.
 
Le caste aste
la brilla brina
le bianche clamidi della mattina
il lemme lemma
i flutti flou
il frangiciglia sotto il gibus
 
Caste aste - Le aste della scrittura infantile.
Brilla brina - La brina luccica perché è brilla, ebbra di luce.
Clamidi - La clamide era una corta mantella di forma trapezoidale, agganciata mediante una fibula su una spalla o, simmetricamente, sotto la gola. Nell'antica Grecia costituiva l'elemento specifico degli efebi, dalla fine della fanciulezza all'inizio della virilità. Qui è indossata da un'entità allegorica femminile - la mattina - che si esibisce in un fantasmatico défilé.
Lemme lemma - Parola che giunge come un'eco lontana.
Flutti flou - Evanescenze, spezzoni filmici, sogni, ricordi, visioni.
Frangiciglia - Autobiografico: "per evitare che le lunghe ciglia arricciandosi si ripiegassero negli occhi agitavo le palpebre come dei frangiciglia" (brano di romanzo).
Gibus - Cappello a cilindro con molla interna per cui si può appiattire. Dal nome del cappellaio parigino che lo inventò nella prima metà dell'Ottocento. Oggi ovviamente in disuso e quindi delizioso strumento di clownerie.
 
Ancora le lunghe ciglia caratterizzano questa storia giocata sulla formula popolare del “c’era una volta e ancora c’è”.
 
C’era una volta e ancora c’è
una bambina con lunghe ciglia
pene d’amore non assottiglia
c’era una volta e ancora c’è
 
C’era una volta e ancora c’è
un alba scura corta di ore
c’era un tormento senza clamore
c’era una volta e ancora c’è
 
C’era una volta e ancora c’è
un caminetto caldo di brace
c’era un trucchetto per fare pace
c’era una volta e ancora c’è
 
Quella bambina dalle lunghe ciglia è cresciuta, per fortuna non è diventata la borghesuccia dalle grandi ciglia colorate, e sa ancora parlare alla luna che un tempo l’ha vista bambina.
 
Luce di luna antica
che hai visto me bambina
lascia quel fotogramma
scorrere come prima
quieta la vita mia
con verve straordinaria
spreta i credi
fa d’albume l’aria
 
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martedì, 04 aprile 2006
I filmati storici su Viareggio in rete
Primo repertorio cronologico (fino al 1940)
 
Riporto qui di seguito il repertorio cronologico dei filmati d’epoca su Viareggio fino al 1940 che ho avuto modo di visionare direttamente in rete nel corso delle mie ricerche. L’elenco non è esaustivo, ma sicuramente molto particolareggiato. E’ possibile vedere gratuitamente i filmati (insieme a tanti altri che giungono fino ai giorni nostri) registrandosi ai vari siti tramite i link riportati a lato. Da rilevare la ricchissima documentazione sui corsi di carnevale (non solo invernali, ma anche estivi). Una bella avventura per gli occhi (e per il cuore). Buona visione.
 
ISTITUTO LUCE
 
Carnevale di Viareggio 1927   
 
Carri allegorici carnevaleschi a Viareggio - Giornale Luce A0055, 00/02/1928   
 
Il Carnevale di Viareggio - Giornale Luce A0264, 00/02/1929   
 
Il Carnevale di Viareggio - Giornale Luce A0276, 00/02/1929   
 
Il carnevale a Viareggio - Giornale Luce A0527, 00/02/1930   
 
Il carnevale a Viareggio (1931) Carnevale di Viareggio (1931)  
 
Il carnevale di Viareggio - Giornale Luce A0731, 00/02/1931   
 
Viareggio Mostra d'arte di artisti toscani - Giornale Luce A0835, 00/08/1931   
 
Carnevale estivo a Viareggio - Giornale Luce A0840, 00/08/1931   
 
A Viareggio fasci italiani all'estero - Giornale Luce A0844, 00/08/1931 
 
Viareggio Il carnevale estivo - Giornale Luce A0999, 00/09/1932   
 
Viareggio. Scene del carnevale - Giornale Luce B0042, 00/02/1932   
 
Viareggio. Scene del carnevale - Giornale Luce B0044, 00/02/1932   
 
Il carnevale di Viareggio, senza data (1932?)
 
Viareggio. Carnevale in piena estate - Giornale Luce B0130, 26/08/1932   
 
Il tradizionale carnevale di Viareggio - Giornale Luce B0217, 00/02/1933   
 
Viareggio. La stagione estiva della riviera versiliana si è aperta con un corso di fiori e di carri mascherati - Giornale Luce B0290, 00/07/1933   
 
In una cornice di scapigliatura letteraria ... ed estiva il Premio letterario Viareggio è assegnato ad Achille Campanile - Giornale Luce B0317, 00/08/1933   
 
Viareggio. Scene del Carnevale 1934 - Giornale Luce B0417, 00/00/1934   
 
Viareggio Scene del carnevale 1934 - Giornale Luce B0418, 00/00/1934   
 
Viareggio. Scene del Carnevale 1934
 
Viareggio. Il Concorso Ippico Nazionale di Viareggio - Giornale Luce B0533, 00/00/1934   
 
Viareggio Visioni della suggestiva spiaggia versiliese - Giornale Luce B0526, 00/08/1934   
 
Italia Viareggio Vigilia del Carnevale - Giornale Luce B0620, 00/02/1935   
 
Italia Viareggio Il carnevale - Giornale Luce B0638, 06/03/1935   
 
Viareggio. La commemorazione dei fascisti caduti a Sarzana - Giornale Luce B0718, 00/00/1935 
 
Viareggio. L'inaugurazione della nuova stazione di Viareggio - Giornale Luce B0904, 17/06/1936   
 
Genova. Gara motonautica Genova-Viareggio - Giornale Luce B0929, 29/07/1936   
 
Italia: Viareggio Fantasmagoria di carri allegorici al carnevale di Viareggio - Giornale Luce B1041, 10/02/1937   
 
Viareggio Il carnevale dei piccoli. Carri allegorici con raffigurazioni in cartapesta dei beniamini del mondo dei piccoli - Giornale Luce B1044, 17/02/1937   
 
Italia Roma Il II raduno aereo del littorio - Giornale Luce B1158, 01/09/1937   
 
Viareggio. Gli ultimi preparativi per il Carnevale di Viareggio - Giornale Luce B1240, 26/01/1938   
 
Lucca Il rapporto delle gerarchie provinciali - Giornale Luce B1338, 13/07/1938   
 
Italia Viareggio Un nuovo stabilimento balneare - Giornale Luce B1345, 27/07/1938   
 
Viareggio. Momenti del Carnevale di Viareggio - Giornale Luce B1261, 02/03/1938   
 
Viareggio. Raduno dopolavoristico per il Carnevale di Viareggio - Giornale Luce B1263, 02/03/1938   
 
Italia Viareggio Il carnevale - Giornale Luce B1460, 15/02/1939   
 
Italia. Viareggio La decima edizione del Premio attribuisce l'ambito riconoscimento ex equo agli scrittori Bellonci, Frateili e Vergani - Giornale Luce B1567, 16/08/1939   
 
Italia. Viareggio Incontro di tennis Italia-Germania - Giornale Luce B1570,  23/08/1939   
 
Italia Viareggio La festa della moda - Giornale Luce B1531, 14/06/1939   
 
Italia. Viareggio "Alcuni aspetti del festeggiamento del carnevale" - Giornale Luce B1672, 16/02/1940   
 
A Viareggio si disputa il Criterium Nazionale di pattinaggio artistico - Giornale Luce C0062, 00/00/1940   
 
L'anagrafe dei cannoni "Viareggio - Centro di esperienze e di studi della R. Marina" - Giornale Luce C0016, 16/04/1940
 
Bellezze e richiami della riviera versiliese (inizio anni Quaranta?)
 
GAUMONT-PATHE’ (francese)
 
SHE 46 3 | (non daté) | Pathé   | 00:00:27 | Sonore | N&B 
VICTOR EMMANUEL III A VIAREGGIO
 
1113GJ 00003 | 1911 | Gaumont   | 00:00:23 | Muet | 
LE VILLAGE DE VIAREGGIO ENDOMMAGE PAR UN RAZ-DE-MAREE
 
PJ 1931 068 2 | 27/02/1931 | Pathé   | 00:02:52 | Sonore | N&B 
UNE VILLE EN JOIE
 
PJ 1932 146 1 | 24/08/1932 | Pathé   | 00:01:26 | Sonore | N&B 
LE "FERRAGOSTO"
 
3308EJ 20555 | 24/02/1933 | Gaumont   | 00:01:01 | Sonore | N&B 
CARNAVAL DE VIAREGGIO. ITALIE
 
PJ 1935 278 9 | 06/03/1935 | Pathé   | 00:01:13 | Sonore | N&B 
LE CARNAVAL DE VIAREGGIO
 
PJ 1937 378 16 | 04/02/1937 | Pathé   | 00:00:31 | Sonore | N&B 
FETES DU CARNAVAL A VIAREGGIO
 
3810EJ 28440 | 09/03/1938 | Gaumont   | 00:00:54 | Sonore | N&B 
DE TOUS LES COINS DU MONDE. LE CARNAVAL DE VIAREGGIO, EN ITALIE. FÊTE
 
ITN - ARCHIVE (inglese, americano)
 
ITALY: King Carnival in Italy, monster cars and marvellous costumes are features of huge carnival at Viareggio 1928-03-08 BGV407130088 
 
(CARNIVAL TIMES HERALD) 1929-02-04 BP04022977630 
 
Italy: Carnival at ??? 1930-01-01 BGT407150399 
 
CARNIVAL TIME HERALDS SPRING'S COMING 1930-03-03 BP03033081827 
 
Italy: Annual Street Carnival (American Reel) 1931-01-01 BGX407160942 
 
Italy: Annual Viareggio Carnival 1931-01-01 BGX407160861 
 
Carnival at Viareggio 1931-01-01 BGT407160085 
 
Viareggio - Carnival 1931-01-01 BGT407160072 
 
CARNIVAL TIMES HERALD SPRING'S COMING 1931-02-12 BP12023175731 
 
HAIL KING CARNIVAL Italy's gayest fiesta. Holiday-makers throng streets as grotesque giants lead fete of fun and frolic. 1931-08-20 BGX407160605 
 
KING CARNIVAL REIGNS Joy takes the stage. Famous winter resort puts gayest airs in Italy's star festival of the year 1932-02-04 BGX407170243 
 
(CARNIVAL TIME HERALDS SPRING'S COMING!) 1932-02-04 BP04023266137 
 
HAIL KING CARNIVAL Fun through the showers. High spirits take grotesque forms as floats in famous Riviera Carnival parade streets 1933-02-23 BGX407180117 
 
PREPARE HIGH JINKS Viareggio gets ready for Carnival. Jubilant makers of 'monsters' for street parade put final touches while band rehearses 1934-01-29 BGX407190414 
 
CARNIVAL TIME AGAIN Last fling before Lent. Famous Riviera resort forgets troubles as annual parade of mechanical monsters makes everybody happy 1934-02-08 BGX407190424 
 
CARNIVAL FIGURES 1935-01-31 BGU407201883 
 
GROTESQUE ART 1935-03-04 BP040335111226 
 
RIVIERA KICKS UP HEELS Season's last carnival. Gay fantastic floats are feature of Italian resort's fine fete 1935-03-07 BGX407202067 
 
CARNIVALS At Viareggio, Italy 1937-02-08 BGU407221359 
 
NEWS IN A NUTSHELL (ESSEX REGIMENT RETURNS HOME, ITALY'S NEW PRINCE, MEEANEE ANNIVERSARY CELEBRATED 1937-02-22 BP22023791302 
 
PREPARING FOR CARNIVAL IN VIAREGGIO 1938-02-03 BP03023895323 
 
CARNIVAL AT VIAREGGIO, ITALY 1938-02-25 BGU407230288 
 
VIAREGGIO 1939-02-23 BP230239100136 
 
ITALY GOES GAY  1939-02-27 BP270239100150 
 
CARNIVAL IN VIAREGGIO 1940-02-19 BGU407260023 
 
 
postato da: riccardomazzoni alle ore 19:16 | Permalink | commenti (2)
categoria:aquidernature

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