domenica, 25 giugno 2006
Conto alla rovescia
 
Entro la fine del mese chiuderò definitivamente tutti i miei numerosi lavori in corso - tra cui la catalogazione del patrimonio scultoreo e ornatistico del cimitero monumentale carrarese di Marcognano che mi è stato commissionato dalla Soprintendenza e che mi ha intrigato moltissimo offrendomi l'opportunità di studiare in maniera approfondita l'ambiente (che già conoscevo) degli scultori e dei laboratori apuani a cavallo tra Ottocento e Novecento - per dedicarmi anima e corpo allo spettacolo teatrale Il Segreto della Stella, ispirato alla disperata ma meravigliosa storia d’amore tra il poeta surrealista francese Robert Desnos e la cantante belga Yvonne George a Parigi negli anni Venti del Novecento, di cui sento ormai di avere una tale padronanza da costituire un naturale prolungamento del mio immaginario affettivo. Lo scorso martedì 13 giugno sulle pagine regionali del quotidiano “Il Tirreno” è uscito un bellissimo articolo di presentazione a firma di Gabriele Dini e praticamente non passa giorno senza che qualcuno, da Viareggio, dall’Italia, dall’Europa e dal Mondo, mi contatti per avere qualche informazione sullo spettacolo, sulle canzoni di Yvonne, sulle poesie di Robert. Questo perché le mie conoscenze sui due personaggi affondano in un passato remoto. Nei prossimi giorni inizierò una sorta di diario di avvicinamento all’evento teatrale, la cui prima rappresentazione è prevista per la fine di settembre. Darà corpo e voce a Yvonne George (voce e corpo fantasmatici) Valentina Banci, la mia Yvonne-germinale. Produttore e coordinatore dello spettacolo è il grande amico Stefano Pasquinucci, maestro cerimoniere del “Teatro delle Parole”, nell’ambito del quale riprenderemo, a grande richiesta, la misteriosa storia di Mimosa Simonelli, vale a dire Primavera, ti sento dentro gli occhi, nella sua originalissima formula a metà strada tra conferenza spettacolo e narrazione lirica - con il sottoscritto nei panni di sé stesso fabulatore, Rebecca Palagi nei suoi sempre più miracolosi transfert dentro l’anima di Mimosa Simonelli e Adriano Barghetti improvvisatore al pianoforte - già dal prossimo 7 luglio a Castelnuovo di Garfagnana.
 
 
postato da: riccardomazzoni alle ore 00:28 | Permalink | commenti (10)
categoria:fremiti
venerdì, 16 giugno 2006
Per un cinema di poesia
 
“Facciamo all’incirca lo stesso mestiere, incantiamo la materia volgare”, scriveva agli albori del cinema il poeta Guillaume Apollinaire dopo la visione di una féerie del cineasta mago Georges Méliès. Storicamente, questo potere d’incantamento inciso nel codice genetico del cinema trovò le sue formulazioni teoriche decisive e le sue realizzazioni più significative nel corso degli anni Venti del Novecento, in un clima di straordinario fervore culturale. Era nato il cinema di poesia, capace di metaforizzare la realtà senza rinnegarla nei suoi valori essenziali. Dopo l’avvento del sonoro, il definitivo affermarsi delle grandi strutture di produzione commerciale, la codificazione di un linguaggio realistico-narrativo, il taglio di spazi di sperimentazione, esso è sopravvissuto fino ai giorni nostri, con un alto grado di elaborazione personale, nel cinema d’autore, ritrovando intatte, nelle più recenti compenetrazioni tra cinema e video, tutte le sue suggestioni e potenzialità. Rivivere un sogno, materializzare i propri fantasmi, rievocare le persone care, ritrovare le atmosfere della propria infanzia, fuggire dai limiti angusti che l’applicazione del pensiero razionale impone agli uomini, coniugando il mondo empirico, strettamente visibile, al mondo centrato sul fantastico, sull’onirico, sul magico, attraverso la visionarietà cui conduce un uso soggettivo della pratica filmica: nella sua forma più profonda il cinema di poesia è sempre un cinema medianico (ma mai grettamente fantasmagorico) e permette sia agli autori che agli spettatori di compiere un’esperienza interiore confrontandosi con i grandi temi dell’identità, della creazione, del destino, della memoria, dell’etica, del sogno, della felicità, dell’amore, della morte.
 
 
postato da: riccardomazzoni alle ore 00:20 | Permalink | commenti (1)
categoria:fremiti
martedì, 13 giugno 2006
Messaggio personale
 
Un abbraccio e un saluto a E. e V., vale a dire i due terzi della “colonia romana” (rimane L.R. che spero, una volta laureata, di rivedere a Viareggio), le quali si trasferiscono, mi auguro non definitivamente, in Scandinavia (a proposito, non ho ancora capito se in Svezia, Norvegia o Finlandia). Continuerete dalle terre del nord a seguire questo (a volte passionale, a volte contemplativo) blog mediterraneo?
 
 
postato da: riccardomazzoni alle ore 19:18 | Permalink | commenti (3)
categoria:elegie
venerdì, 09 giugno 2006

Il video e' stato cancellato dallo spazio su Splinder

TRENESIA
 
Il cine-trenino della felicità
 
Un video “flicker-frame” di Riccardo Mazzoni
per il Teatro del Bambino
realizzato nell’autunno del 2003
nell’ambito del “Progetto-Fremiti”
 
Disegni del bimbo Federico Mazzoni
 
Il nome del progetto, Fremiti, riprende il titolo del primo video realizzato nella primavera del 2003 per l'Associazione culturale “Teatro del Bambino” di Claudio Bertolaccini, con tecniche di editing digitale volutamente elementari (ma inventive), e oltre ad evocare il particolare sfarfallìo (tecnicamente flickering) che provoca il quasi impercettibile movimento dei disegni (un omaggio al cinema delle origini e ai vecchi filmati in pellicola a passo ridotto), è anche un gioco di parole con frame, l’unità-base dell’immagine video (corrispondente al fotogramma cinematografico). Trenesia fa parte del “videolunario” La giostra di Rorschach.
  
postato da: riccardomazzoni alle ore 00:27 | Permalink | commenti (3)
categoria:fremiti
martedì, 06 giugno 2006
Concerto-elegia per Icilio Sadun (1872-1947)
 
E’ ancora vivo in città lo scacco delle iniziative culturali proposte dalla commissione artistica nominata dalla Fondazione Carnevale (Giampiero Alloisio, Dalia Gaberscik, Andrea Moretti). Un piccolo-grande evento che coniugasse cultura e divertimento, tradizione e originalità, io e l’amica e collega Silvia Boldrini l’avevamo proposto alla Fondazione, ma dopo un iniziale coinvolgimento tutto è stato lasciato cadere nel vuoto. La riscoperta di Icilio Sadun come grande musicista. Ovviamente non il Sadun delle canzoni del Carnevale, non ce ne sarebbe bisogno tanto sono conosciute e amate dalla collettività, ma il Sadun maestro concertatore della compagnia di Leopoldo Fregoli che nel primo Novecento accompagnò nelle tournée in giro per il mondo; il Sadun autore di operette e di romanze (su versi di Enrico Pea, oltre che del suo abituale paroliere, il ben noto Umberto Boni, in arte “Cravache”); ma soprattutto il Sadun compositore dei ritmi moderni degli anni Dieci e Venti (suoi sono alcuni ballabili in voga nei dancing di tutta Italia). Un’idea che potremmo recuperare per il prossimo anno. Una serata Sadun (io e Silvia abbiamo ritrovato gran parte dei suoi spartiti sparsi in biblioteche pubbliche e private o reperibili presso librerie antiquarie) con orchestrina dal vivo. Magari al Caffè Liberty, che in questi giorni sta riaprendo ed è ancora in cerca di una sua identità che sappia valorizzare quel palcoscenico dove negli anni Trenta si esibì perfino Totò. Ecco allora una bozza di programma (in ordine rigorosamente cronologico per gustare l’evoluzione della musica da ballo nel periodo storico considerato, con qualche canzone e intermezzo d’ascoltare per tirare il fiato). Alle danze!
 
Il Motto per ridere - Galop (circa 1894)
Tra le farfalle - Valzer (circa 1894)
Engagement ring - Valzer (1906)
Italian March - Marcia (1911)
Cendres d'amour - Valzer lento (1912)
Festival March - Marcia (1912)
Danse du canon - One step (1915)
Alba Chiara - Canzone; versi di Enrico Pea (1917)
Le passant - Melodia-intermezzo (1917)
Pinocchio richiamato - Marcetta caratteristica (1917)
The laughing neger (Le nègre souriant) - American-dance (1917)
Tony's dance - American-intermezzo (1917)
Valse miniature - Valzer (1917)
Valse romantique - Valzer (1917)
Liliana - Canzone; versi di Umberto Boni (1918)
Koh Kita - One step cinese (fine anni Dieci - inizio anni Venti)
Automatic doll - American-intermezzo (1920)
Ronda misteriosa - Intermezzo danzante (1920)
Tipsy - Fox-trot (1920)
Singhiozzi dell’anima - Tango (1925)
 
E, a scelta, brani dalle operette La Piccola Bohème, Il caso di Mimì, Dal trono al cabaret.
 
Ecco infine come la guida “Viareggio illustrata” di Luigi Gravina, stampata nel 1920, presentava il nostro autore:
 
“(…) Bohémien di natura, Icilio Sadun, dopo aver viaggiato un po’ per ogni dove, e aver soggiornato all’estero abbastanza lungamente, ove si è fatto apprezzare per la versatilità dell’ingegno, e per la gentilezza dell’animo, è ritornato nella Viareggio nativa, per dedicarsi, in special modo, alla composizione di pezzi staccati, per pianoforte e orchestra, curando soprattutto il genere dei ballabili moderni (…) Non v’è sala da ballo, non luogo ove si balli, non orchestrina all’aperto che non echeggi delle note di Icilio Sadun (…) Il suo nome - fra quelli dei maestri che trattano questo genere - è uno dei primi d’Italia”.
 
Alcuni dei suoi spartiti furono editi dalla casa editrice musicale fiorentina di Adolfo Lapini nella collana “La piccola orchestra”, che raccoglieva “composizioni per caffè concerti, stabilimenti balneari, teatri drammatici, ecc. ecc.” e che nel suo insieme costituisce una gustosissima antologia di brani di musica leggera dell’epoca.
  
 
postato da: riccardomazzoni alle ore 12:39 | Permalink | commenti (1)
categoria:aquidernature

Attenzione!

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