martedì, 28 novembre 2006
Sulle tracce del contafole Purrino
 
Nel suggestivo paese di  Pruno c’è una lapide con sopra scritto: “La Scaletta / Casa Purrino / Contafole / 1846 – 1908”. Vi è stata posta dal signor Aniceto, erede diretto del suddetto Purrino e animatore delle numerose iniziative culturali che si tengono nel paese. Mi ha raccontato che in quella casa Purrino intratteneva nelle lunghe veglie invernali gli abitanti di Pruno con la sua abilità di narratore consumato. Purtroppo non ha conservato nessuna fotografia dell’antenato, ma, e qui viene il bello, nel vicino paese di Volegno è possibile farsi un’idea delle fattezze del contafole. Sulla chiesa di S. Maria delle Grazie sono infatti scolpite tre teste antropomorfe che rappresenterebbero tre muratori di Pruno – Cecchino, Pistone e il nostro Purrino – che si rifiutarono di lavorare alla ristrutturazione del campanile e che il costruttore Luigi Vezzoni volle così stigmatizzare ritraendoli per porli al pubblico ludibrio. Realtà o leggenda è ancora da scoprire, magari indagando con la mia amica Marinella, esperta di oralità tramandate e da tramandare…
 
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lunedì, 13 novembre 2006
Dopo Yvonne e in attesa di Sania torna Mimosa...
 
Dopo Yvonne, e in attesa di Sania (che fa sempre più capolino dagli anfratti della sua bellissima e misteriosa villa omonima tra via Lepanto e Via Bertini dove ho posto idealmente la sua abitazione), ecco tornare alla ribalta (è il caso di dirlo) Mimosa Simonelli. Invito Rebecca a cominciare a instaurare un contatto telepatico con la sensuale e ribelle poetessa – se vera o immaginaria non sono ancora in grado di rivelarlo ma presto ci saranno delle gustose novità – come solo lei sa fare. Oggi ho ricevuto le bozze del rinato annuario della sezione locale dell’Istituto Storico Lucchese, i “Quaderni di storia e cultura viareggina” (gli ormai leggendari primi tre numeri usciti tra il 2000 e il 2002 – e soprattutto il primo e il secondo dedicati rispettivamente alla storia e al patrimonio artistico del cimitero comunale e alle presenze straniere e alle minoranze religiose a Viareggio nel primo Novecento – hanno contribuito ad ampliare notevolmente il panorama degli studi storici sulla nostra città), la cui sezione “Teatralia” sarà interamente dedicata al mio progetto denominato Storie d’archivio, sorta di teatro medianico a metà strada tra conferenza spettacolo e lettura sceneggiata in cui vengono rievocate figure e storie misteriose desunte da documenti d’epoca con particolare riguardo ai primi decenni del Novecento, di cui Primavera ti sento dentro gli occhi costituisce a tutti gli effetti l’archetipo di riferimento e un mio personale omaggio all’attività dei ricercatori. Quanto a Sania, ormai non posso proprio più ignorarla perché anche in stato di veglia si dondola stabilmente sull’altalena dei miei sogni sospinta dal battito REM delle mie ciglia.
 
postato da: riccardomazzoni alle ore 18:25 | Permalink | commenti (4)
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sabato, 04 novembre 2006

CHIARASTELLA
Modella-medium: Chiara Zerbinati
Primavera 2004
 
postato da: riccardomazzoni alle ore 20:02 | Permalink | commenti (2)
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venerdì, 03 novembre 2006
Nuovi appunti sul cinema delle origini a Viareggio e sulla casa di produzione "Versilia Film"
 
Negli anni Dieci del Novecento a Viareggio – come del resto in tutta Italia – imperversa la cinemanìa. “Tutti, o quasi tutti a Viareggio, sono assidui contemplatori di films”, scrive il settimanale “Il Libeccio” del 22 marzo 1913. I due locali cinematografici più frequentati, insieme a diversi altri che ebbero vita più effimera, sono il Nereo (ex café-chantant e teatro di varietà), inaugurato nell’estate del 1909, definito “uno dei migliori d’Italia”, e l’Eolo, vero paradiso degli intrattenimenti e delle attività ludiche, che al rinomato ristorante con palcoscenico per gli spettacoli di varietà e il pattinaggio (lo “scivolodromo” come lo chiamano i giornali del tempo), dal 1911 abbina una modernissima e confortevole  sala cinematografica, descritta dettagliatamente in un articolo apparso su “Il Libeccio” del 24 febbraio 1912: “E’ un sontuoso salone, tutto tappezzato di marmo bianco, dall’ampiezza di 600 metri quadrati. E’ lindo, nitido, armonioso, con le pareti verniciate di bianco, sulle quali, immerse e originali, si inseguono le réclames delle case mondiali. L’ingresso e l’uscita sono resi agevoli e rapidi grazie a un corridoio largo 4 metri che gira tutto all’intorno. Le poltrone e le sedie sono di una comoda eleganza. Il quadro è uno dei più vasti, misurando 50 metri quadrati. Ogni giorno, mentre una deliziosa orchestra alla Strass accompagna l’azione che si svolge sul quadro con motivi intonati al soggetto, una folla immensa si addensa nel meraviglioso salone. Sono gli abitanti della città, è la colonia forestiera dove brillano nomi notissimi dell’aristocrazia e dell’arte… Tutto il suo apparato cinematografico esce esclusivamente dal consorzio Pathé, il grande colosso che ha assorbito le dodici migliori case del mondo e si è ormai imposto come l’ultimo prodotto della perfezione. Così è la Pathé la potentissima macchina che illumina e rileva così bene le forme proiettate sul quadro che sembrano balzare dalla natura e non da un illusione degli occhi. Di Pathé sono le pellicole a comporre le quali hanno concorso studi geniali di artisti e larghi anticipi di capitali; pellicole che nulla hanno lasciato di inesplorato, né la storia, né il romanzo, né il paesaggio, né il dramma, né la farsa. La collezione delle pellicole Pathé costituisce una vera biblioteca. E, a confronto delle altre biblioteche, viene letta e gustata da tutti... "
 
La reazione del pubblico agli spettacoli cinematografici – che passata la frenesia estiva con l'abbondanza di eventi spettacolari di ogni genere finivano per rimanere l’unica forma d’intrattenimento cittadina –  era caratterizzata da una sorta di popolare e gioiosa empatìa, che è bene espressa da alcuni articoli apparsi sui giornali dell’epoca. Ecco tre esempi dei tanti possibili tratti dal settimanale “Il Libeccio”.
 
“Dinanzi agli occhi del pubblico, in una ridda fantasmagorica, passano quadri meravigliosi; dalle scene comiche, esilaranti, allegre, che fanno col riso il buon sangue, si passa a quelle tragiche, drammatiche, terribili, che incutono spavento, commuovono, mettono i brividi addosso, quando non fanno piangere le belle signore e signorine che vi accorrono… Oh, quanti fazzoletti bianchi, e quante lacrime nella semi-oscurità della sala, dinanzi alle films dei Drammi brasiliani, di Suor Estella, dell’Amor di padre, della Tragica notte di Natale, e di tanti altri soggetti sentimentali e commoventi” (“Il Libeccio”, 18 dicembre 1909).
 
“Abituati oramai alle ultime e moderne meraviglie del genio umano, non ci meravigliamo più di nulla che possa accadere sotto i nostri sensi, ma d’altra parte non possiamo astenerci dalla pubblica ammirazione, dinanzi alla perfezione dei portenti umani. E questo ci è accaduto in queste sere assistendo alle veramente magnifiche proiezioni cinematografiche in queste geniale ritrovo (il Nereo, n.d.r.), dove già si dette e si dà convegno ogni sera una folla numerosa e distinta. Le film suggestive di Messalina e de I sette peccati mortali furono quelle che toccarono il diapason. Un godimento intellettuale che traverso gli occhi va al cervello e al cuore, reso più intenso perché l’azione splendida e corretta si svolge misteriosamente muta” (“Il Libeccio”, 15 ottobre 1910).
 
“In questa malinconica stagione autunnale viareggina, una nota veramente gaia la porta ogni sera il cinematografo Nereo, con le sue splendide rappresentazioni, che ci fanno spesso rivivere in epoche lontane, in mondi sconosciuti o in sogni mai immaginati… Il cinematografo funzionerà tutto l’inverno e questa notizia non potrà che rallegrare chiunque ami interrompere le noiose sere invernali con un divertimento istruttivo e grandemente dilettevole” (“Il Libeccio”, 29 ottobre 1910).
 
Poco conosciuta e assai intrigante da studiare per risuscitare dall’oblìo (magari con l'aiuto dell’amico Umberto Guidi) è la storia di una casa di produzione cinematografica viareggina a metà strada tra l’amatoriale e il professionale: la “Versilia Film”. Ecco una sintesi dei documenti che ho raccolto attraverso lo spoglio dell’annata 1913 del settimanale “Il Libeccio”.
 
Il 18 gennaio 1913 esce sul giornale questo annuncio: “Anche a Viareggio per la buona volontà di alcuni giovani intraprendenti, è arrivata per rimanervi una macchina cinematografica per fare le pellicole originali viareggine. Così la bella Viareggio, con le sue ancor più belle ragazze, verranno ammirate da tutto il mondo. Altro che la réclame sulle guide… che nessuno legge”. Nel febbraio viene costituita ufficialmente la società Versilia Film che debutta riprendendo il corso carnevalesco di quell’anno: ghiotta notizia perché si tratta della più antica testimonianza fino ad oggi accertata di una ripresa cinematografica di un corso mascherato viareggino. Nei mesi successivi furono girati diversi filmati di stampo amatoriale. In un comunicato dell’8 febbraio si legge: “La Versilia Film, si fa premura di rendere noto al pubblico, che l’unico mezzo per riuscire riprodotti naturalmente al cinematografo, è quello di non posare in nessun modo dinanzi all’obbiettivo di presa. Il cinematografo riproduce le fisionomie nei loro movimenti. Le pose le mummificano”. Risultati apprezzabili si alternano a scacchi produttivi. L’esordio è incoraggiante: “La Versilia Film ha prodotto al pubblico la sua prima pellicola girata dai suoi soci, neo-operatori cinematografici. Per quanto a sbalzi repentini, la prima prova è riuscita bene assai” (“Il Libeccio", 15 febbraio 1913). Si moltiplicano le riprese in città: “La Versilia Film ha filmato tutta Viareggio e tutti i viareggini (specialmente le belle ragazze)” (“Il Libeccio", 27 febbraio 1913). Viene così organizzata una nuova pubblica proiezione alla Fiorentina, chalet che dispone di una sala cinematografica, che però si rivela fallimentare: “I nostri amici della Versilia Film non si debbono scoraggiare per il peggior successo – di cassetta specialmente – riscontrata nella loro ultima produzione di pellicole in Viareggio. Si sa! I princìpi sono tutti un caos di illusioni e di delusioni. Piuttosto gli operatori siano più pacati, ed a preferenza di girare la manovella, per riprodurre dei mammalucchi che saltellano o posano come ebeti dinanzi all’obiettivo, girino… a vuoto. Risparmieranno la pellicola – che loro costa assai cara – ed eviteranno le disillusioni e il discredito. Poco, raro e buono: ecco quale deve essere la parola d’ordine dei soci proprietari della Versilia Film” (“Il Libeccio”, 8 marzo 1913). Malgrado l’insuccesso l’attività della casa di produzione prosegue anche nei mesi successivi. Nella primavera viene girato un film a Torre del Lago che vede protagonista il maestro Giacomo Puccini (si tratta quasi certamente della pellicola ritrovata qualche tempo fa nell’archivio privato del grande musicista). Scrive “Il Libeccio” del 9 agosto 1913: “Giorni or sono nel grandioso salone cinematografico Eolo ha avuto luogo alla presenza del Maestro Giacomo Puccini, e di numerosissimi invitati, il fiore dell’aristocrazia e dell’eleganza della nostra colonia bagnante, la prima visione della riuscitissima film La vita famigliare del Maestro Giacomo Puccini, che ritrae com’è facile capirsi alcune scene della vita che l’illustre maestro trascorse in riva al lago di Massaciuccoli”. Verso la fine dell’anno la Versilia Film realizzò anche un filmato in occasione dell’inaugurazione del nuovo Porto di Viareggio dal titolo Viareggio, festeggiamenti al porto, come si desume dall’Archivio Informatizzato del Cinema Italiano dell’Anica.
 
Queste le frammentarie notizie che ho raccolto finora sulla Versilia Film. Ma chi erano i responsabili e gli operatori? Quando terminò la sua attività? Che fine ha fatto il materiale girato? Esiste da qualche parte un archivio di questa singolare casa di produzione cinematografica viareggina dell’epoca del muto? Com’è noto, nel 2004 la Cineteca di Bologna ha restaurato un filmato sul carnevale di Viareggio risalente al febbraio del 1925. La casa di produzione risulta essere ancora la Versilia Film. Chissà se una ricerca approfondita non riesca a tirar fuori da qualche vecchio baule delle pellicole dimenticate che trattengono in sé come una reliquia  le immagini della Viareggio Belle Epoque...
 
postato da: riccardomazzoni alle ore 14:20 | Permalink | commenti (1)
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