Sette poesie per un libretto da fiera
Le “Poesie per un libretto da fiera” sono state composte tra il 1982 e il 1984. Verso la metà degli anni Ottanta, grazie ad alcune persone che se ne innamorarono, sono circolate dattiloscritte in vari paesi europei, prima di essere pubblicate in riviste o raccolte in plaquette (i “libretti da fiera” appunto). Spesso furono tradotte, recitate nei cabaret e alcune addirittura musicate. Io stesso le ho utilizzate per montare brevi spettacoli o piccoli recital dove il lirismo si mischiava alla clownerie (e allora le alternavo con le “Cantilene per meste o allegre melodie”). Dal punto di vista ritmico e fonico, rappresentano una sorta di omaggio della poesia alla filastrocca, senza però che l’una si risolva compiutamente nell’altra; sono in sostanza delle filastrocche volutamente mancate, con inceppamenti ancora poetici, di una musicalità da carillon intervallata da sonori squilli di tromba. Dal punto di vista della creazione di immagini si muovono nell’immenso spazio siderale delle sinestesie, delle metafore, delle analogie, degli accostamenti più o meno azzardati. A mia conoscenza ne esistono versioni in francese, inglese, spagnolo, tedesco ed olandese. Ricordo una lunga passeggiata notturna per le viuzze di Trastevere, a Roma, nell’autunno del 1987, con una giovane poetessa olandese di madre italiana che con aria estasiata mi traduceva simultaneamente nella sua lingua i versi che andavo declamando. Non sono un poeta prolifico. Avrò scritto si e no una cinquantina di poesie nell’arco di venticinque anni, il che vuol dire una media di un paio di poesie all’anno. Se si tiene conto che sono prevalentemente composizioni brevi o brevissime tutta la mia produzione poetica si risolve in poche centinaia di versi. Tuttavia mi sento prima di tutto un poeta (poi uno scrittore, un ricercatore, un regista e tutte le altre cose che faccio quotidianamente), perché ho una visione lirica della realtà: “sento liricamente, dunque sono”…
L’inseminazione
La dolce fessurina.
I peli a cordicella.
La fontanella di umore bianco
con una spina dentro.
Non va più via.
Maternità
Hai un ciottolo
in un palloncino:
un bambino in pancia.
Due gocce d’arancia
e una nube
sul raso del pube.
Ninna nanna dell’apprendista stregone
Vecchia torre, scarabocchio tremendo
nell’acqua marroncina dei natanti:
morendo, perdono colore.
Vecchia torre e tu nocellina
tutta luna che fuggiva
e dormiva nella sua blusa di stelle.
Giorno e notte
Cos’è successo a quei ciottoli
addormentati, ai ceri azzurri
accesi nel crepuscolo, ai cipressi
colorati dalla grande fiamma?
Dietro ai ridenti vetri,
ora son lampi brevi:
piccoli, celesti folletti
che si r n o r n
i c r o o!
Dal buio
Chiudi gli occhi
e sei bambina.
Mignolino!
Semino!
Scintilla verde!
Meglio: lumicino
che tiene in sé
le stelle
quando la notte
si perde.
Nel porticciolo
Nel porticciolo tutto stelle marine
ci sei tu:
cogliocchiappiccicatidallasalsedine
che non ci vedi più!
Il disertore
Chi esce di notte da un segreto
di sbarre e atterra nel buio
del marciapiede come una piuma?