sabato, 27 gennaio 2007

Cinemino
 
Strisce filmiche. Pupille, pubi.
Pliche pelviche in antiche aquidernature.
Scorci d’orti, luci d’astri, gemmazioni.
Il cinemino di Riccardo Mazzoni.
 
(Febbraio 1998)
 
 
Cinelinchetto!
 
Ecco il disegno che accompagnerà il mio cinemino di parole a partire dalla prossima primavera. Come i due soggetti cinematografici che lo compongono, risale a una ventina di anni fa. Invece ieri ho ritrovato questa mia poesia che fa parte di una piccola raccolta intitolata Tristi tricksters. Poesie della trasparenza fantasmatica, circolata in forma di cartoncino qualche anno fa. Cinemino, stavolta nel vero senso filmico, come festa per gli occhi. Ma nulla di grettamente fantasmagorico, piuttosto segretamente fantasmatico, come al solito.
 

postato da: riccardomazzoni alle ore 18:06 | Permalink | commenti (4)
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venerdì, 26 gennaio 2007
Per un’imagoteca viareggina
 
Tempo fa elaborai il progetto “Imagoteca viareggina”, vale a dire una raccolta, sia per scopo documentario sia per stimolare evocazioni liriche o viaggi nella memoria, delle immagini riguardanti Viareggio (fotografie, dipinti, film). Iniziai una ricerca, che forse è giunto il momento di riprendere, tra archivi (quello degli eredi del fotografo Magrini per esempio), repertori di pittori (Giuseppe Murri e Oreste Paltrinieri, tra gli altri), mediateche (l’Istituto Luce ha messo in rete gran parte del suo immenso patrimonio, tra cui decine e decine di film e cinegiornali riguardanti Viareggio con tutti i corsi carnevaleschi dalla metà degli anni Venti e molti servizi sulla vita balneare e il premio Viareggio; basta registrarsi gratuitamente e si accede immediatamente alla visione). So inoltre che tra gli anni Cinquanta e Settanta erano attivi a Viareggio alcuni cineamatori molto competenti riuniti in club che organizzavano cicli di proiezioni. Chissà le migliaia di metri di pellicola che avranno filmato e quale tesoro di immagini conservano ancora, magari inconsapevolmente! “Viareggio dipinta”, “Viareggio anni Luce”, “Viareggio a passo ridotto”: ecco le prime tre sezioni di cui potrebbe essere composta la futura imagoteca. Che rappresenterebbe anche una ghiotta occasione per un confronto dialettico con il presente, per stabilire cause e precise responsabilità dello scempio, del declino e del degrado che sempre più attanagliano questa città.
 
postato da: riccardomazzoni alle ore 16:50 | Permalink | commenti (3)
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sabato, 20 gennaio 2007
Cronache e idee: i giornali viareggini dalla fine dell’Ottocento alla seconda guerra mondiale
 
Sto tenendo un corso annuale di Storia del folklore, dell’arte e del territorio per una classe Quarta dell’Istituto Tecnico Statale “Carlo Piaggia” di Viareggio. Mi sono reso conto che ciò che manca, non solo ai ragazzi, senz’altro giustificati, ma anche ai meno giustificati insegnanti e perfino a molti ingiustificatissimi addetti ai lavori, è la capacità di reperire, interrogare e interpretare  le fonti documentarie (archivistiche, giornalistiche, visive, mediatiche, orali, ecc.). Per ricostruire la storia viareggina tra la fine dell’Ottocento e la seconda guerra mondiale è di fondamentale importanza la ricchissima raccolta di periodici locali conservata alla Biblioteca Statale di Lucca, attraverso la quale è possibile  proporre una sintetica rassegna delle più importanti pubblicazioni viareggine del tempo.
 
Il problema di trovare un nome a un giornale che fosse in grado di rappresentare lo spirito e le idee della comunità viareggina è sempre stato sentito fin dalla seconda metà dell’Ottocento, quando cominciarono ad essere pubblicati giornali locali. All’epoca la cadenza di pubblicazione era settimanale. Soltanto nelle grandi città uscivano giornali quotidiani. A Viareggio il riferimento al mare e ai venti ha dominato sovrano. Sorprende la vivacità culturale, probabilmente superiore a quella odierna, di cui si facevano portavoce i vari periodici. Ecco un breve elenco delle testate più significative sulle oltre cinquanta documentate.
 
Il primo periodico che ebbe una certa durata fu “Il Tirreno” (da non confondere ovviamente con l’odierno giornale livornese) edito dal 1876 al 1881 e che testimonia l'affermazione di Viareggio come città balneare, già all’epoca una delle più ambite a livello internazionale. Titoli “marinari e ventosi” furono: “L’Ancora” (1882-1883), “Il Faro” (1885), “Il Tritone” (1885), “Il Maestrale” (1891-1892). Nell’ultimo decennio dell’Ottocento un giornale importante fu “La Burlamacca” (1895-1897): è grazie a questo settimanale che ho potuto attribuire la statua funeraria della Bimba che aspetta allo scultore carrarese Ferdinando Marchetti e ogni viareggino che si rispetti  dovrebbe andare a leggere le trepidanti notizie sul naufragio di Golfo Aranci che vide coinvolte la tartana “Fenice”, il cutter “Ifigenia” e la bilancella “Ida” e provocò la morte di diciassette marinai concittadini.

Tra le riviste estive, con divertenti cronache mondano-balneari, la più celebre fu “Il Mare” (1898-1904), con la descrizione degli spettacolo dei café-chantant. Animatore delle riviste estive degli anni Dieci fu l’immaginifico giornalista “Cravache” (pseudonimo di Umberto Boni). Sul periodico “L’Unione versiliese” (1900-1904) è possibile invece seguire “in diretta” le vicende legate alla nascita della Passeggiata Margherita che fu inaugurata nell’estate del 1902. Nel 1904 uscì il primo numero de “Il Libeccio”, il più noto e amato settimanale viareggino, diretto dal popolare “Bociorino”, al secolo Angelo Tonelli, che proseguì le sue pubblicazioni fino al 1928, quando entrò in crisi, complice anche la morte del suo direttore, per l’affermarsi delle cronache quotidiane locali all'interno dei giornali regionali. Nel 1912 vi pubblicò le sue poesie la misteriosa poetessa Mimosa Simonelli sulla quale ho scritto uno spettacolo teatrale.
 
Ma i giornali dell’epoca erano anche una straordinaria fucina di idee. Ogni schieramento politico e ideologico ne aveva almeno uno. I cattolici-moderati si riconoscevano ne “L’appello” (1897-1901) e ne “L’eco versiliese” (1909-1918). I cattolici-progressisti ne “La Realtà” (1908-1911) che diffondeva a livello locale le idee di Romolo Murri. I repubblicani-mazziniani pubblicarono nel 1911 “Il comune”, con la testata disegnata da Lorenzo Viani, d’ispirazione ferocemente anticlericale. I socialisti disponevano del settimanale “Versilia Nova” (uscito in due diverse serie: la prima dal 1899 al 1900, la seconda dal 1907 al 1909), più volte sequestrato per i suoi articoli rivoluzionari, e poi del “Versilia” (1910-1915), diretto da Luigi Salvatori. Questi giornali intrattenevano tra loro vivaci polemiche sulla vita sociale e politica della città. Molto importante per la ricostruzione degli ambienti culturali e artistici a cavallo della prima guerra mondiale è “La Gazzetta della Riviera” (1915-1919), fondata da Rodolfo Morandi, con le xilografie di Lorenzo Viani e Ettore Di Giorgio e le caricature del disegnatore Gino Soldarelli.
 
Nel marzo del 1926 “La Nazione” di Firenze inaugurò una cronaca giornaliera da Viareggio, seguita da “Il Telegrafo” di Livorno e da “Il Popolo Toscano” di Lucca (il potente organo di stampa del Partito Fascista lucchese). Era nata la cronaca di Viareggio come la leggiamo ancora oggi su “La Nazione”, “Il Tirreno” e “Il Corriere della Versilia”.
 
postato da: riccardomazzoni alle ore 14:33 | Permalink | commenti (5)
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venerdì, 12 gennaio 2007
Il mio personale cinemino di parole e un primo repertorio di teatro non convenzionale
 
Portando alle estreme conseguenze l’idea di teatro di narrazione come personale cinemino di parole messa a fuoco nelle scorse settimane e dopo un’avvincente telefonata con l’amico e scrittore  Claudio Bertolaccini a cui va il mio più affettuoso ringraziamento per avermi degnamente supportato in un momento di estasi creativa – in una notte insonne ho ideato e scritto il mio nuovo spettacolo che anticiperà anche Vaghi lumi (rimandato a data da destinarsi per eccessiva ritrosìa di Sania a manifestarsi compiutamente). S’intitola semplicemente Cinemino e ha come sottotitolo (e argomento) Due storie fantastiche: “Margherita e Polissena” seguita da “In qualche parte fuori dal mondo”.  Si tratta dell’assemblaggio affabulatorio di due miei vecchi soggetti cinematografici ambientati entrambi sulle montagne lucchesi – il primo nel medioevo, il secondo ai giorni nostri – legati tra loro dalla presenza come deus-ex-machina del Linchetto, folletto di volta in volta burlone o malefico e figura archetipica dell’immaginario affettivo, nonché da altre segrete suggestioni e corrispondenze. Vorrei tentare una prima rappresentazione già all’inizio della prossima primavera e ho cominciato ad assaporarne le parole (che conosco molto bene sia per la loro intima musicalità sia in quanto trattano argomenti a me cari). Dunque uno spettacolo da aedo: sola voce, incantesimo, rarefazione orale, racconto allo stato puro. Assolutamente non uno spettacolo da attore perché non sono un attore. Non ho una voce impostata, calda, suadente. Anzi, la mia voce è un po’ fanciullesca, tenue, cantilenante. E proprio fanciullesco, tenue, cantilenante – in virtù di un principio di non contraddizione con l’essenza intima del mio essere – vorrei  alla fine risultasse il cinemino di parole che vado ad inaugurare. Accanto alla valorizzazione del Segreto della stella, di cui ho quasi terminato la versione francese, e alla ripresa di Primavera, ti sento dentro gli occhi, con le immancabili novità su Mimosa Simonelli e Italo Battelli accolte  in un impianto drammaturgico aggiornato, ecco configurato un primo repertorio di teatro non convenzionale che sento veramente mio e che porterò avanti con entusiasmo e passione nei prossimi mesi.
 
postato da: riccardomazzoni alle ore 10:15 | Permalink | commenti (8)
categoria:fremiti
sabato, 06 gennaio 2007
Versi alla mirabile-bambina (II)
 
Avventuràta quale scheggia siderale
entro un  palpito monitorato di stelle
a quietare il tuo sonno fetale
 
postato da: riccardomazzoni alle ore 10:22 | Permalink | commenti (3)
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giovedì, 04 gennaio 2007
Di padre in figlio
 
Mio padre mi ha raccontato che da bambino fu molto colpito dagli sceneggiati televisivi che raccontavano storie misteriose come “Belfagor” o “Il Segno del comando”, quindi da solo o in compagnia dei suoi amici si divertiva a inventare o ricostruire questo tipo di storie, per esempio andando ad esplorare case disabitate che si trovavano nel quartiere. Una di queste case si chiamava “la botola” perché aveva una specie di pozzo in una stanza che sarebbe dovuta essere chiusa a chiave. Un giorno che pioveva molto forte mio padre e alcuni suoi amici si ripararono proprio in quella stanza, ma a causa della forte pioggia l’acqua del pozzo cominciò a strabordare allagando tutta la stanza e impedendo a mio padre e ai suoi amici di raggiungere la porta. Per fortuna c’era la possibilità di uscire da un’altra porta che dava nel giardino pieno di rovi e da lì raggiungere un passaggio che riportava nella strada. Mio padre e i suoi amici ritornarono a casa bagnati fradici e con le mani piene di spine. Allora Viareggio era una città molto diversa da oggi, c’erano poche automobili, era possibile giocare per strada, e c’erano anche molti campi incolti che permettevano di ambientare i propri giochi come se avvenissero in campagna o luoghi sconosciuti…
 
Federico Mazzoni – Classe 1 Sezione G – Scuole Medie Raffaello Motto
 
postato da: riccardomazzoni alle ore 22:47 | Permalink | commenti (3)
categoria:fremiti, elegie

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