lunedì, 30 aprile 2007
Il caleidoscopio della vita
 
Ringrazio – sicuramente anche a nome di Rebecca, Samanta, Adriano e Luca – le tante persone che ci hanno fatto i complimenti per lo spettacolo di venerdì. Tanto più graditi perché sentiti e sinceri. Per alcuni che non ci conoscevano la rappresentazione è stata “un’autentica rivelazione”. Molti sono rimasti piacevolmente colpiti dalla felice contaminazione di diversi mezzi espressivi. Mi rendo conto che la nostra forza sta proprio nel fatto di non essere degli “specializzati”; tanto per cominciare ognuno di noi è creatore e scrittore in proprio, ha uno spiccato mondo interiore e un’etica che lo pone al di fuori delle logiche anguste e mercificate dell’industria culturale. Poi la Rebecca è attrice-autrice di sé stessa (è da quando la conosco che le dico che dovrebbe mettere in scena il suo “cuore per il teatro”, molto prima che diventasse il libro di cui ho avuto l’onore di scrivere la prefazione), la Samanta cantante-polemista e molto altro ancora, Adriano musicista-cantautore-poeta, chi scrive ricercatore-storico-poeta-cinevideomaker-demologo-bibliofilo, Luca poeta-musicofilo-scenotecnico. Arriviamo all’evento teatrale per espansione di esperienze creative, condensandole intorno a un nucleo che – nelle “Storie d’archivio” –  ha una precisa connotazione medianica; la luce che lo irraggia è spesso quella di una stella ormai morta che giunge a noi da spazi e tempi lontani. E che noi tratteniamo in un alambicco magico in cui riverberi, scintille e fosfeni ricompongono perennemente il caleidoscopio della vita.
 
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sabato, 28 aprile 2007
La Regina delle Storie d’Archivio
 
Bellissima e gratificante serata quella di ieri a Seravezza con la “Regina delle Storie d’Archivio”, Primavera, ti sento dentro gli occhi. Italo Battelli che per una sera torna nel suo Palazzo Mediceo magari attraverso il passaggio segreto che un tempo collegava il Palazzo al Teatro dei Costanti, già scuderie granducali. Mimosa strappata per sempre dalle pagine ingiallite del “Libeccio” di 95 anni fa. Pubblico straboccante e motivato, divertito e curioso. Narrazione, recitazione, canto, musica e immagini nella scatola magica di uno stanzone cinquecentesco. Da parte mia, il solito grazie affettuoso a Rebecca, Samanta, Adriano e Luca per l’empatica collaborazione.
 
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giovedì, 26 aprile 2007
Didascalia per film muto (o pensiero zen a scelta)
 
La neve cadeva con gli indugi di un fumatore di pipa.
 
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mercoledì, 25 aprile 2007
Viva mia moglie Federica e vaffanculo ai cementificatori!
 
Ieri mia moglie Federica, che è un’acuta storica del paesaggio agrario, mi ha fatto leggere questo brano del geografo-antropologo Eugenio Turri, scomparso qualche anno fa, tratto dal suo classico libro Semiologia del paesaggio italiano, chiedendomi se non rispecchiasse ancora l'attuale situazione italiana e viareggina a proposito del paesaggio (anche con riferimento alle ben note vicende del Teatro Pucciniano sul Lago di Massaciuccoli)…
 
Forse oggi gli individui sono isteriliti di dentro dalla sovrabbondanza del fuori, dalla schizofrenia dei paesaggi costruiti. Ed effettivamente non sognano, sono privi di forza creativa, di forza romantica, hanno perduto la natura e sono posti di fronte ai paesaggi dell’antropizzazione invadente e totale. Perciò il paesaggio è disdegnato come immagine da guardare e coltivare. Ma esso infallibilmente registra tutto questo: la stanchezza degli uomini, la loro sfiducia, la loro forza di credere o di non credere...
 
Dedico questo brano agli sterili e filistei (sia nel senso minimo di meschini, incapaci di lirismo e fantasticherìa, sia nel senso ampio di spregiudicati tornacontisti) Marco Marcucci, Sindaco di Viareggio, Fabrizio Manfredi, Assessore all’Urbanistica, Franco Maria Allegretti, dirigente del settore Urbanistica, Manrico Nicolai, Presidente della Fondazione Festival Pucciniano, per quanto riguarda la questione del teatro, e agli stessi, oltre che alla masnada di cementificatori, speculatori e affini che non solo non sanno più sognare ma proprio non gliene frega niente, per l’insensibilità, il cinismo, il sorrisino compiacente e la sfregata di mani con il quale osservano la città sprofondare nel più gretto materialismo edificativo e morale.
 
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lunedì, 16 aprile 2007
Il 27 aprile poesia e misteri
a Palazzo Mediceo di Seravezza
con Primavera, ti sento dentro gli occhi
 
Il Circolo Culturale “Sirio Giannini”
presenta
 
Primavera, ti sento dentro gli occhi
 
Sulle tracce di una misteriosa e perturbante
poetessa viareggina della Belle Époque:
Mimosa Simonelli
 
Un affascinante viaggio a ritroso nel tempo
attraverso documenti e immagini d’epoca,
suggestioni, segreti, musica e poesia
 
Ricerca storica e creazione scenica
di Riccardo Mazzoni
 
Voce narrante: Riccardo Mazzoni
Voce recitante: Rebecca Palagi
Intermezzi vocali di Samanta Barontini
Accompagnamento musicale di Adriano Barghetti
 
Seravezza
Palazzo Mediceo
Venerdì 27 aprile 2007 – ore 21,30
Ingresso gratuito
 
Siete tutti invitati!
 
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venerdì, 13 aprile 2007
Genesi di Mimosa?
 
Il 15 luglio 1911 Italo Battelli pubblicò sul settimanale “Il Libeccio” questa (bellissima!) poesia, dal titolo Palpiti serali. Se Mimosa è una creatura letteraria del Battelli questo potrebbe benissimo essere il momento della sua genesi. Ed è da questo filone lirico-visionario della poesia di Battelli che eventualmente nascono le composizioni "mimosiane"...
 
Folle di giovinezza
ne gli sprazzi del vespero fiammanti
passava stornellando
turgido il seno ed ondeggiante a l’afa
del fiorile. Ondeggiava
ne la Darsena vecchia l’acqua glauca;
uno sciame di vele
rosato si perdeva all’orizzonte
nel sole, si perdeva
su l’acqua verde. Ella cantava
una canzon selvaggia
che non dicea di mare e non dicea
d’amore. Una canzone
strana e selvaggia che dicea di sole.
Cantava sorridendo
dati i capelli al vento, dati i lembi
al sole; gli occhi fondi
di verde mare avevan lampi gialli;
le membra di pantera
avevan dei fremiti selvaggi.
Miriadi di stelle
scintillavano lunge all’orizzonte;
ne la notte profonda
s’ergevan nella Darsena le antenne
al chiarore lunare
come una selva. A sciame nella mente
mi turbinava il verso;
e sognavo, sognavo i pleniluni
inebrianti in riva
al mare biancheggiante ne la notte;
sognavo una fanciulla
fresca, da cupe iridi feline,
da l’orbita riarsa
di voluttà misteriosa, volta
alla pallida luna
in uno strano fascino fremente.
Ed i pensieri a stormi
com’anatre migravan oltre il mare
profondo, oltre la notte
fosforescente d’alighe morenti…
 
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lunedì, 09 aprile 2007
Contro l’industria culturale e del tempo libero
 
Più centri di cultura, meno centri commerciali. Ogni circoscrizione dovrebbe disporre di almeno una decina di teatrini, stanzoni polivalenti, spazi all’aperto per i periodi estivi da offrire gratuitamente a persone di tutte le età, associazioni culturali, gruppi di aggregazione, teatrali o musicali, singoli artisti, poeti, videomaker, filosofi, sognatori. Luoghi in cui la memoria del passato, l’azione critica sul presente e l’utopia del futuro liberino immense e gioiose creatività totalmente estranee alle logiche dell’industria culturale. Da ragazzini io e i miei amici affittammo un fondo per dar sfogo alle nostre capacità artistiche e immaginative e perché rifiutavamo l’idea di dover essere schiavi dell'industria del tempo libero. Se era per noi discoteche ed altri templi della decervellizzazione organizzata avrebbero chiuso da tempo.
 
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domenica, 08 aprile 2007
Che cosa sono le Storie d’archivio
 
Riporto qui di seguito la presentazione delle mie Storie d’archivio apparsa sull’ultimo numero dei “Quaderni di storia e cultura viareggina” come introduzione  alla seconda versione dello spettacolo Primavera, ti sento dentro gli occhi, che verrà rappresentata, con ulteriori modifiche e aggiornamenti, la sera di venerdì 27 aprile al Palazzo Mediceo di Seravezza (dove abitò Italo Battelli!). Per il prossimo anno sono in programma altre tre Storie d’archivio – due delle quali dedicate rispettivamente alla statua funeraria della “Bimba che aspetta”, con i suoi misteri e il suo straordinario  caleidoscopio di tradizioni orali, e alla romantica contessa inglese Louise Jenison, fondatrice nel 1910 della chiesina anglicana del Redentore e di Tutti i Santi e animatrice della colonia “anglo-viareggina” dei primi tre decenni del Novecento, più una storia ancora segreta – a formare una tetralogia da rappresentare una storia per volta a cadenza stagionale in modo da mantenere viva e pulsante la memoria e l’identità storica e affettiva della comunità viareggina attraverso la ricerca, il teatro di evocazione e la poesia.
 
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Attingendo ai risultati della sua ormai ventennale attività di ricercatore, molto apprezzata tra gli addetti ai lavori per la sua capacità di far interagire le più svariate fonti documentarie, Riccardo Mazzoni (nato a Viareggio nel 1961) ha inventato le Storie d’archivio, un originale esperimento di teatro medianico (come lo chiama l’ideatore, che è anche scrittore e regista), a metà strada tra conferenza spettacolo e lettura sceneggiata, in cui vengono rievocate figure e storie misteriose desunte da documenti d’epoca, con particolare riguardo ai primi decenni del Novecento. “E’ una sorta di omaggio all’esperienza dei ricercatori che spesso assommano tecniche da detective e doti da medium” – spiega Mazzoni – “ma anche ai grandi sceneggiati televisivi del mistero dei primi anni Settanta del secolo scorso, da quel capolavoro assoluto che è Il segno del comando a E.S.P. con uno straordinario Paolo Stoppa nei panni del veggente olandese Croiset: sceneggiati  che  mi intrigarono moltissimo  nel  momento  del passaggio dall’infanzia all’adolescenza contribuendo proustianamente a indirizzare le mie passioni e i miei interessi verso la ricerca del tempo perduto con tutte le implicazioni legate alla sfera della memoria e dell’affettività”.
 
L’antesignana delle Storie d’archivio è Primavera, ti sento dentro gli occhi, un’affascinante avventura a ritroso nel tempo sulle tracce di una perturbante ed enigmatica poetessa viareggina della Belle Époque, Mimosa Simonelli, con le sue poesie sensuali e ribelli comparse sul giornale “Il Libeccio” nel 1912 e il suo ambiguo legame con il poeta seravezzino Italo Battelli, che nel primo Novecento capeggiò in Versilia una piccola società letteraria: a un certo punto della narrazione si arriva perfino a sospettare che Mimosa possa essere una creatura immaginaria del Battelli, mentre un sorprendente gioco d’intrecci esistenziali sposta tutta la vicenda addirittura nella lontana Argentina. Si tratta di una vera e propria “opera in divenire”, sempre soggetta a continui cambiamenti a seconda dell’esito delle complesse ricerche in atto, che tanto successo ha ottenuto nelle sue prime rappresentazioni, spesso ospitate nell’ambito delle manifestazioni del “Teatro delle Parole” di Stefano Pasquinucci (fucina inesauribile di esperienze creative in un’atmosfera da “veglia” contemporanea), al punto da essere definita una moderna leggenda viareggina, contrassegnata da rimandi a modelli e stilemi letterari, artistici e di costume esemplari del gusto liberty. Accompagnano Mazzoni nella sua rievocazione l’attrice Rebecca Palagi, che sa rendere benissimo il carattere sensuale e ribelle delle poesie di Mimosa Simonelli, la cantante Samanta Barontini con intermezzi vocali composti appositamente sui versi della Simonelli o desunti da arie suonate nei locali cittadini del tempo (tra le quali alcune di Icilio Sadun, recuperate per l’occasione), e il maestro Adriano Barghetti, a cui è affidato l’accompagnamento musicale al pianoforte.
 
Gli spettacoli, che si avvalgono della proiezione di immagini d’epoca rielaborate mediante semplici tecniche di editing digitale, presentano aspetti originali anche nel campo della fruizione: senza escludere spazi teatrali tradizionali, vengono infatti privilegiati luoghi storici, archivi e biblioteche, nonché istituti scolastici; le Storie d’archivio ben si prestano infatti a stimolare negli studenti e negli stessi insegnanti il senso della curiosità intellettuale e della ricerca. A tal fine è stato elaborato un progetto didattico complessivo rivolto alle scuole superiori versiliesi che prevede, accanto alla rappresentazione dello spettacolo, un’introduzione ragionata alle fonti documentarie d’epoca attraverso le quali è possibile ricostruire in maniera dialettica la storia e la cronaca di Viareggio e della Versilia a cavallo tra Ottocento e Novecento.
 
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giovedì, 05 aprile 2007
Qualche tempo fa a Carrara… (Dedicato a Michela Lazzari)
 
Qualche tempo fa a Carrara ho partecipato a una specie di forum in compagnia di un centinaio di altri scrittori, artisti multimediali, studiosi di varie discipline provenienti da diverse parti della Toscana, dell’Emilia-Romagna e della Liguria. Ero stato invitato come storico dell’arte perché gli amici carraresi conoscevano le mie ricerche sugli scultori e i laboratori artistici del marmo della loro città, ma ho finito per furoreggiare come poeta. I miei Versi alla mirabile-bambina (pubblicati anche su questo blog) hanno meravigliato l’uditorio (mi rendo conto quando sono particolarmente ispirato perché sorprendo anche me stesso, così come mi auto-annoio mortalmente nei momenti di tetro deficit evocativo).
 
Tussèi la mirabile-bambina
spicchio di scrigno, orcio di moccio e di brina
mangi la pappa in capo ai filistèi
 
Avventuràta quale scheggia siderale
entro un palpito monitorato di stelle
a quietare il tuo sonno fetale
 
Cordella-fiocchetto, corteccia-cappotto
spettrospettro tutta veneneve
torni in moviola da un vecchio Super-otto
 
Poi cinque di noi hanno avuto l’ardire e l'ardore di presentare cosa c’è nella pennina, vale a dire nella piccola penna di memoria per computer che ormai scrittori e ricercatori si portano dietro ovunque. Entrato nella “galleria virtuale” delle immagini, dopo alcuni disegni miei e dei miei bimbi è comparso proiettato sulla tela bianca questo splendido autoritratto dell’amica Michela Lazzari che ha lasciato tutti giustamente incantati.
 
Da lì a collegare l’immagine del quadro (che elabora in maniera personalissima il rimando creativo ed affettivo a Egon Schiele, il pittore preferito di Michela) alla mirabile-bambina della poesia (ora cresciuta e dallo sguardo penetrante), il passo è stato breve. Ed io ho lasciato fare, perché amo moltissimo queste rifrazioni imprevedibili dell’immaginario, queste scintille che uscendo dalla cappa del camino fanno a gara con le lucciole e le stelle nell’illuminare le notti fosfeniche dell’anima...
 
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domenica, 01 aprile 2007
Opinioni mimosiane
 
Opinioni sempre più contrastanti sull’identità di Mimosa Simonelli. Marco Lenci, il neo-direttore dei “Quaderni di storia e cultura viareggina”, è convinto che Mimosa sia Italo Battelli; secondo Rebecca (che ormai è Mimosa a tutti gli effetti e quindi potrebbe essere anche Italo Battelli: le cose si complicano!) e Rosemaude (che ringrazio di essere venuta ieri alla presentazione della rivista), Mimosa è Mimosa, non una creatura letteraria! Personalmente ritengo che Mimosa è Mimosa anche se fosse Italo Battelli… Ah, straziante e  meravigliosa bellezza del creato! (Totò in Che cosa sono le nuvole di Pier Paolo Pasolini).
 
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