Che cosa sono le Storie d’archivio
Riporto qui di seguito la presentazione delle mie Storie d’archivio apparsa sull’ultimo numero dei “Quaderni di storia e cultura viareggina” come introduzione alla seconda versione dello spettacolo Primavera, ti sento dentro gli occhi, che verrà rappresentata, con ulteriori modifiche e aggiornamenti, la sera di venerdì 27 aprile al Palazzo Mediceo di Seravezza (dove abitò Italo Battelli!). Per il prossimo anno sono in programma altre tre Storie d’archivio – due delle quali dedicate rispettivamente alla statua funeraria della “Bimba che aspetta”, con i suoi misteri e il suo straordinario caleidoscopio di tradizioni orali, e alla romantica contessa inglese Louise Jenison, fondatrice nel 1910 della chiesina anglicana del Redentore e di Tutti i Santi e animatrice della colonia “anglo-viareggina” dei primi tre decenni del Novecento, più una storia ancora segreta – a formare una tetralogia da rappresentare una storia per volta a cadenza stagionale in modo da mantenere viva e pulsante la memoria e l’identità storica e affettiva della comunità viareggina attraverso la ricerca, il teatro di evocazione e la poesia.
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Attingendo ai risultati della sua ormai ventennale attività di ricercatore, molto apprezzata tra gli addetti ai lavori per la sua capacità di far interagire le più svariate fonti documentarie, Riccardo Mazzoni (nato a Viareggio nel 1961) ha inventato le Storie d’archivio, un originale esperimento di teatro medianico (come lo chiama l’ideatore, che è anche scrittore e regista), a metà strada tra conferenza spettacolo e lettura sceneggiata, in cui vengono rievocate figure e storie misteriose desunte da documenti d’epoca, con particolare riguardo ai primi decenni del Novecento. “E’ una sorta di omaggio all’esperienza dei ricercatori che spesso assommano tecniche da detective e doti da medium” – spiega Mazzoni – “ma anche ai grandi sceneggiati televisivi del mistero dei primi anni Settanta del secolo scorso, da quel capolavoro assoluto che è Il segno del comando a E.S.P. con uno straordinario Paolo Stoppa nei panni del veggente olandese Croiset: sceneggiati che mi intrigarono moltissimo nel momento del passaggio dall’infanzia all’adolescenza contribuendo proustianamente a indirizzare le mie passioni e i miei interessi verso la ricerca del tempo perduto con tutte le implicazioni legate alla sfera della memoria e dell’affettività”.
L’antesignana delle Storie d’archivio è Primavera, ti sento dentro gli occhi, un’affascinante avventura a ritroso nel tempo sulle tracce di una perturbante ed enigmatica poetessa viareggina della Belle Époque, Mimosa Simonelli, con le sue poesie sensuali e ribelli comparse sul giornale “Il Libeccio” nel 1912 e il suo ambiguo legame con il poeta seravezzino Italo Battelli, che nel primo Novecento capeggiò in Versilia una piccola società letteraria: a un certo punto della narrazione si arriva perfino a sospettare che Mimosa possa essere una creatura immaginaria del Battelli, mentre un sorprendente gioco d’intrecci esistenziali sposta tutta la vicenda addirittura nella lontana Argentina. Si tratta di una vera e propria “opera in divenire”, sempre soggetta a continui cambiamenti a seconda dell’esito delle complesse ricerche in atto, che tanto successo ha ottenuto nelle sue prime rappresentazioni, spesso ospitate nell’ambito delle manifestazioni del “Teatro delle Parole” di Stefano Pasquinucci (fucina inesauribile di esperienze creative in un’atmosfera da “veglia” contemporanea), al punto da essere definita una moderna leggenda viareggina, contrassegnata da rimandi a modelli e stilemi letterari, artistici e di costume esemplari del gusto liberty. Accompagnano Mazzoni nella sua rievocazione l’attrice Rebecca Palagi, che sa rendere benissimo il carattere sensuale e ribelle delle poesie di Mimosa Simonelli, la cantante Samanta Barontini con intermezzi vocali composti appositamente sui versi della Simonelli o desunti da arie suonate nei locali cittadini del tempo (tra le quali alcune di Icilio Sadun, recuperate per l’occasione), e il maestro Adriano Barghetti, a cui è affidato l’accompagnamento musicale al pianoforte.
Gli spettacoli, che si avvalgono della proiezione di immagini d’epoca rielaborate mediante semplici tecniche di editing digitale, presentano aspetti originali anche nel campo della fruizione: senza escludere spazi teatrali tradizionali, vengono infatti privilegiati luoghi storici, archivi e biblioteche, nonché istituti scolastici; le Storie d’archivio ben si prestano infatti a stimolare negli studenti e negli stessi insegnanti il senso della curiosità intellettuale e della ricerca. A tal fine è stato elaborato un progetto didattico complessivo rivolto alle scuole superiori versiliesi che prevede, accanto alla rappresentazione dello spettacolo, un’introduzione ragionata alle fonti documentarie d’epoca attraverso le quali è possibile ricostruire in maniera dialettica la storia e la cronaca di Viareggio e della Versilia a cavallo tra Ottocento e Novecento.