sabato, 19 maggio 2007
Con il Cinemino di parole e le Storie d’archivio alla riscoperta e alla riappropriazione dei luoghi magici di Viareggio
 
Ci siamo, è pronto anche il mio “Cinemino di parole” – ricordate, il progetto elaborato all’inizio dell’anno un po’ per colmare una lunga, forzata, “degenza casalinga”, recuperando due miei vecchi soggetti cinematografici ad argomento fantastico scritti vent’anni fa – che con le “Storie d’archivio” vuole rappresentare una nuova e “decisiva” proposta di teatro non convenzionale, lirico e narrativo insieme, che trae linfa vitale dalla riappropriazione di spazi e luoghi legati alla memoria affettiva. Liricizzare la città come passo irrinunciabile per una nuova vivibilità. Ed un nuovo umanesimo. Presto tutte le date e gli eventi. “Wilhelm, cos'è mai il nostro cuore senza amore! Una lanterna magica senza luce! Basta metterci un semplice lume ed ecco che immagini splendide si profilano sulla parete bianca! E se non fossero altro che fantasmi fugaci rimane sempre la gioia di contemplarle come ragazzi e di lasciarsi rapire dall'estasi di quelle apparizioni magiche (...) Wilhelm, Dio ti impedisca di ridere, è mai possibile che siano fantasmi le cose che ci rendono felici?” (Johann Wolfgang Goethe, Werther, prima stesura, 1774).
 
postato da: riccardomazzoni alle ore 10:42 | Permalink | commenti (7)
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sabato, 12 maggio 2007
Souvenir di Viareggio: gli spartiti
 
Per il progettato recital-spettacolo (musiche, canzoni e poesie) dal titolo provvisorio “Souvenir di Viareggio” ho cominciato a selezionare alcuni spartiti, vere e proprie chicche e rarità musicali e bibliografiche (invito Adriano Barghetti e Samanta Barontini ad allenare rispettivamente dita ed ugola!), e precisamente:
 
1. di Giovanni Pacini (il grande compositore amante di Paolina Bonaparte che costruì un suo teatro a Viareggio):  “Souvenir di Viareggio” (1834);
2. di Ernesto Becucci (prolifico compositore spesso ospite a Viareggio alla fine dell’Ottocento): “Tre danze per pianoforte” – vale a dire “Al Nettuno” (il celebre bagno viareggino, valzer), “Teti” (polka), “Anfitrite” (mazurka) – raccolte anch’esse sotto il titolo complessivo di “Souvenir di Viareggio” (1893), eseguite nei ritrovi estivi dell’epoca;
3. di Icilio Sadun (il maestro viareggino per eccellenza dei primi decenni del Novecento):  le canzoni: “Alba chiara” (versi di Enrico Pea, 1917); “Liliana” (versi di Umberto Boni in arte “Cravache”, 1918); brani strumentali a piacimento (c’è l’imbarazzo della scelta), per un nuovo “pout-pourri” saduniano, ma stavolta di musiche non carnevalesche;
4. di Michele Orselli (l’altro grande maestro viareggino dell’epoca): le canzoni: “Tu m’hai sorriso” (tango serenata, versi di “Gimar”, 1928); “American’s love. Canzone universale” (versi di “Bufera”, 1929); “Mamma, Cecco mi tocca” (versi di Umberto Boni, in arte “Cravache”, 1929); “Campane al tramonto” (tango nostalgico, versi di Pasquale Di Roma, 1930); anche per Orselli “pout-pourri” di brani strumentali a piacimento;
5. infine, per completare le canzoni non carnevalesche di Umberto Boni-“Cravache”: “Lido” (canzone-valse, musica di Maria Teresa Marchionni, 1929).
 
Seguirà aggiornamento! Viva Viareggio, viva il fox-trot!
 
Piccolo e bonario accenno polemico: siccome so per certo che alcuni intellettuali signor-si (come li chiamo io per l’opportunismo e l’accondiscendenza più volte dimostrati verso il potere politico a dispetto della libertà di pensiero – vedi post precedente – e della poesia) seguono, con animo diverso lo riconosco (chi tutto sommato simpaticamente chi, rodendosi il fegato, con malcelata avversità: ma allora che lo leggete a fare?), questo blog, invito a non scopiazzare troppo, a citare sempre le fonti e ad avere qualche lampo di genio personale; inoltre ogni tanto un po’ di sana ricerca (bisogna alzare le chiappe – reali e metaforiche – e far lavorare il cervello) fa bene...
 
postato da: riccardomazzoni alle ore 17:05 | Permalink | commenti (7)
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giovedì, 10 maggio 2007
Epigrafi di dolore, di nostalgia, di libertà
 
Dopo gli “effluvi mimosiani” sono tornato ad occuparmi delle mie amate (e solitarie) ricerche storico-artistiche. Per la Sovrintendenza di Lucca e Massa Carrara sto completando il lavoro di catalogazione del cimitero monumentale carrarese di Marcognano – che tante soddisfazioni mi ha dato l’anno scorso – a cui quest’anno si è aggiunto quello massese di Mirteto, molto interessante soprattutto per le testimonianze tardo ottocentesche. Sempre in materia di arte funeraria il prossimo autunno uscirà un nuovo libro dedicato al patrimonio scultoreo e architettonico del nostro cimitero comunale contenente un corposo approfondimento del saggio – all’epoca pioneristico – che presentai sette anni fa all’interno del numero monografico dei “Quaderni di storia e cultura viareggina” dedicato proprio ai “tesori” del nostro cimitero comunale. Un saggio che è ormai citato in tutte le principali bibliografie nazionali e internazionali sulla storia della lavorazione artistica del marmo nel territorio apuo-versiliese. Nel libro io mi occuperò ovviamente dell’argomento scultoreo, l’amica e collega Alessandra Belluomini Pucci di quello architettonico. Verranno riprodotti oltre cento bellissimi disegni e progetti originali dell’epoca da me ritrovati rocambolescamente (un giorno lo racconterò!) fra i cartolari dell’archivio del cimitero, oggi in fase di riordinamento da parte della sezione viareggina dell’Istituto Storico Lucchese. Purtroppo il nostro complesso cimiteriale ha subito negli anni numerosi scempi che – a dispetto di numerose denunce e battaglie – sono proseguiti fino a non molto tempo fa, soprattutto ai danni del patrimonio epigrafico e fotografico d’epoca, in gran parte perduto. Una ventina di lapidi ottocentesche fortunatamente conservatesi dalla distruzione sono state murate nell’antico orto dei frati – accanto al presepe meccanico costruito nel 1923 da Padre Roberto Domenici (celebre personaggio viareggino, per quasi quarant’anni direttore del cimitero) – spazio meritoriamente recuperato dall’Azienda Pluriservizi che ha in gestione l’attività amministrativa del cimitero. Oggi ho passato tutta la giornata all’archivio a selezionare gli ultimi disegni e progetti da riprodurre nel libro. Ne ho approfittato per trascrivere anche le epigrafi che via via mi colpivano sfogliando i documenti. Ve ne propongo due bellissime, emblematiche di due aspetti dell’anima e della storia culturale viareggina: quello legato al mare e quello legato all’ansia di libertà. La prima, del 1922, tuttora leggibile sulla tomba di famiglia, è una struggente invocazione di una madre per il figlio scomparso in un naufragio. La seconda, che è a tutti gli effetti un ritrovamento perché la tomba è stata smantellata da decenni, è un inno al “libero pensiero” in voga tra gli anarchici, i socialisti e i repubblicani a Viareggio e, grazie al magistero di Pietro Gori, nel mondo intero (“nostra patria il mondo intero”) agli albori del Novecento (l’epigrafe risale al 1908): il pensiero di un padre per il mancato futuro del proprio bambino a cui aveva significativamente messo nome “Libero”.
 
I
 
Nell’eterno silenzio / Agesilea Lùperi nei Cimballi / attende che dal mare / le giunga la voce del Figlio scomparso / Curzio / Dio Misericordioso fai che il miracolo si compia / Rendi il Figlio alla Madre (Agesilea Lùperi Cimballi al figlio Curzio)
 
II
 
Libero Musetti / se la morte / rapito non l’avesse / a 20 mesi / sarebbe cresciuto al culto / devoto / del Libero Pensiero (Angelo Musetti al figlioletto Libero)
 
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sabato, 05 maggio 2007
Souvenir di Viareggio
 
Con gli amici Rebecca, Samanta, Adriano e Luca stiamo pensando ad uno spettacolo-recital dal titolo provvisorio “Souvenir di Viareggio”: musiche, canzoni e poesie dalla fine dell’Ottocento (ma con un inedito brano musicale di Giovanni Pacini intitolato appunto “Souvenir di Viareggio” che risale addirittura al 1834) alla seconda guerra mondiale, attraverso il racconto della storia culturale della città nel suo periodo aureo. In un prossimo post parlerò degli spartiti che sto raccogliendo.  
 
Tra i poeti, non possono mancare questi dieci “eletti”:
 1. Italo Battelli (il poeta simbolo della Belle Epoque, ormai “riscoperto” grazie al nostro spettacolo “Primavera, ti sento dentro gli occhi”, ma ancora da valorizzare degnamente anche nella sua ormai incontrovertibile identità “mimosiana”);
 2. Umberto Boni, in arte “Cravache” (il poeta della società mondana post-Belle Epoque, con i suoi versi arguti e mordaci, a loro modo “avanguardisti” rispetto all’universo battelliano);
 3. Ceccardo Roccatagliata Ceccardi (il generale della “Repubblica di Apua” che era di casa a Viareggio, dolcissimo ed elegiaco dietro i suoi furori donchisciotteschi);
 4. Giulio Arcangioli (“portando sulle spalle il mio sacco di turchino / io cerco un continente inesplorato”);
 5. Enrico Pea (con particolare interesse per le sue poesie di streghi e baffardelli);
 6. Lorenzo Viani (lingua ostinatamente arcaica, lingua che nelle poesie filastroccheggia);
 7. Elpidio Jenco (“ceneri azzurre” e giapponeserie);
 8. Luca Ghiselli (forse il più puro poeta viareggino del Novecento);
 9. Mario Tobino (un’occhiata alle sue rare poesie degli anni Trenta);
10. Cristoforo Mercati in arte “Krimer” (il futurista che ha rubato l’arcobaleno).
 
Vi terrò informati dell’evoluzione.
 
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giovedì, 03 maggio 2007
Le passeggiate di Mimosa Simonelli
 
Per ringraziare l’amico Antonio Carollo della bella e sentita recensione al nostro spettacolo pubblicata stamattina su “La Nazione” (è possibile leggere una versione più completa anche sul suo blog: http://trabia.splinder.com), gli ho inviato queste due poesie inedite – in quanto non selezionate per la rappresentazione – di Mimosa Simonelli pubblicate entrambe sul “Libeccio” dell’11 maggio 1912. Descrivono le sensuali e incantate passeggiate di Mimosa in cui vengono rievocati minuziosamente i luoghi viareggini (forse tramite un Italo Battelli nostalgico dalla lontana Argentina?). Nella seconda, in compagnia della madre, Mimosa si reca in amorevole pellegrinaggio alla “casetta di un giovine Poeta”, vale a dire dell’“Assente” (forse perché in Argentina?), che in teoria dovrebbe essere l’amato Rosolino, ma chissà! Da notare  la tendenza quasi incontenibile di Mimosa a scoprire il petto, come ansia febbrile erotica e poetica insieme! Ovviamente fate conto che a recitare le poesie sia Rebecca Palagi (mentre ieri sera ho musicato altri due brani poetici di Mimosa per la magica voce di Samanta Barontini: adesso passo "i sussurri" ad Adriano Barghetti per gli arrangiamenti)... Arrivederci a tutti alla prossima puntata.
 
I
 
Sono andata a la Fossa dell’Abate
col sole fulvo sopra il capo d’oro.
Per l’aria calda tripudiava il coro
                     de le cicale, Estate!
 
Giunta al ponte mi sono un po’ fermata
co’ gli occhi azzurri sopra l’acqua tersa
e sopra l’acqua ho ritrovato, spersa
                      una speranza alata.
 
Ebbra di sogno poi, sopra il velluto
verde d’erba, mollemente stesa,
socchiusi gli occhi, la tua bocca, tesa
                          ai baci, ho riveduto.
 
E per le vene un brivido di gelo
lento m’è corso, mentre il sole dava
folli abbracci a le cose e mi violava
                    brutalmente dal cielo!
 
II
 
Sono uscita con la Mamma. Siamo andate
ne la Darsena Vecchia a salutare
la casetta di un giovine Poeta.
Erano le finestre spalancate
al sole vivo, al palpitare del mare,
all’inno della Viride Pineta.
 
Ogni cosa parlava dell’Assente:
gli aspri tumulti, l’acqua del canale,
le voci de’ robusti calafati.
Ogni cosa dice del suo rovente
sogno di gloria che tuttora sale,
ebbro d’azzurro, di cieli sterminati.
 
Ci siam quindi alla campagna volte.
Lungo l’ampio viale de’ Borboni,
nel vespro d’oro, quant’ho mai sognato!
Ho risentito tutte le sepolte
gioie nel sangue, tutti gli abbandoni
del mio amore dal dubbio tormentato.
 
Mi son messa a sedere – ero avvilita! –
su l’erba verde ed ho scoperto il petto
ai venti lievi, da l’odor di duna.
Dopo ho colto un’agreste margherita:
l’ho sfogliata: l’oroscopo mi ha detto
che nell’amor troverò sfortuna!...
 
postato da: riccardomazzoni alle ore 20:22 | Permalink | commenti (2)
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