mercoledì, 25 luglio 2007
Notte di San Lorenzo – Notte di leggende
Alla riscoperta di un’icona dell’immaginario popolare viareggino:  “La bimba che aspetta”
 
L’Istituto Storico Lucchese, sezione di Viareggio,
con la preziosa collaborazione
dell’Azienda Speciale Pluriservizi
presenta
 
Che fai bambina mia su quella porta...
La “Bimba che aspetta” tra memoria e immaginario
 
Una “Storia d’Archivio” di Riccardo Mazzoni
 
Tema musicale originale di Federica Ghiselli
e brani di romanze d’epoca
ispirate al motivo letterario della “Bimba che aspetta”
 
Voce narrante: Riccardo Mazzoni
Voce recitante: Rebecca Palagi
Intermezzi vocali: Samanta Barontini
Accompagnamento musicale: Adriano Barghetti
 
10 agosto 2007, ore 21.30
Antico Orto dei Frati
adiacente al cimitero comunale di Viareggio
Ingresso da via Aurelia Nord 183
(Sede della sezione di Viareggio
dell’Istituto Storico Lucchese)
 
E’ il 1894 quando il fabbro ferraio (e tra i fondatori del partito repubblicano viareggino) Eugenio Barsanti, in cerca di un’immagine che simboleggi nello stesso tempo l’imperituro sentimento filiale e la malinconia dell’affetto perduto, inventa per adornare l’edicola funeraria della defunta giovane sposa Clorinda Beretta (già madre di sei figli, e ciò la dice lunga sulla condizione femminile dell’epoca), da lui stesso disegnata, la figura di una bambina di marmo in attesa della madre ormai morta, quasi certamente ispirata alla poesia “Tutto ritorna” di Giovanni Prati, commissionando l’esecuzione della statua al misterioso scultore carrarese Ferdinando Marchetti (è questa la sua unica opera accertata) e chiedendo di posare per essa alla figlia terzogenita Paolina. Da allora intere generazioni di viareggini hanno compiuto l’immancabile pellegrinaggio alla statua della “Bimba che aspetta”, scandendone le visite rituali con l’elaborazione di voci e storie che spesso assumevano l’alone della leggenda e nei bambini stimolavano curiosità e simpatia per la piccola amica di marmo suscitando però anche trasalimenti affettivi e paure di abbandono. Tra frammenti di realtà e schegge di leggenda, un singolare viaggio nella cultura popolare viareggina attraverso un’icona dell’immaginario affettivo della città.
 
Sulla base di ricerche approfondite, la narrazione rievoca il caleidoscopico universo culturale – riflesso di una precisa condizione storico-esistenziale del mondo femminile – che ruota intorno alla piccola statua funeraria e che attraversa tutto il Novecento per giungere fino ai giorni nostri: una storia affascinante come un romanzo, con i suoi personaggi, le vicende familiari, le tradizioni popolari, i misteri svelati e i misteri da svelare, in un viaggio medianico a ritroso nel tempo ma anche nell’eterea dimensione dell’immaginario affettivo, che il racconto ricostruisce con un sapiente assemblaggio di documenti d’archivio, cronache d’epoca, fonti letterarie, testimonianze orali, accompagnato da un tema musicale appositamente composto per la realizzazione e da brani di romanze ottocentesche e novecentesche ispirate al motivo della “Bimba che aspetta”. Al termine della rappresentazione è prevista una suggestiva visita notturna alla centenaria bambina di marmo attraverso il cancello di collegamento dell'orto con il cimitero comunale. Non si tratta di un mero spettacolo teatrale ma di un'evocazione lirica e affettiva, tappa privilegiata di un percorso che porterà alla riscoperta e alla riappropriazione di spazi e luoghi legati inestricabilmente alla memoria storica più intima e pura della città.
 
Data l’esiguità dello spazio a disposizione e l’alta richiesta di partecipazione chi fosse interessato è pregato di telefonare al n. 329-1175262 (oppure può lasciare un messaggio su questo blog). Ovviamente l’ingresso è gratuito.
 
postato da: riccardomazzoni alle ore 20:37 | Permalink | commenti (16)
categoria:fremiti, aquidernature, elegie
domenica, 22 luglio 2007

Una precisazione sull’antico cinema Savoia
 
Sfogliando il catalogo della mostra in corso al Centro Congressi Principe di Piemonte, “Buio in sala”, dedicata alla storia delle sale cinematografiche italiane, toscane e viareggine, ho notato che si continua a fare un po’ di confusione intorno al cinema Savoia, la prima sala estiva stabile viareggina adibita esclusivamente a proiezioni cinematografiche, inaugurata nel 1907 – mentre, com’è noto, fu il Nereo (già caffè-concerto e teatro di varietà) il primo stabilimento cinematografico cittadino aperto tutto l’anno, a partire dall’autunno del 1910 – che addirittura in un passaggio del catalogo viene ipotizzata come “mai costruita”. L’equivoco nasce dal fatto che gli studiosi continuano a collegare in qualche modo l’antico cinema Savoia con il Supercinema Savoia, inaugurato nell’estate del 1929, complice anche la scheda che a quest’ultimo dedicarono Pardi, Rizzo e Signorini nel loro libro sulle architetture della Passeggiata uscito con saggio introduttivo di Maria Adriana Giusti nel 1997 (volume senz’altro interessante ma non privo di errori e imprecisioni parecchio fuorvianti se non si conoscono le fonti primarie). In realtà il Supercinema Savoia nasce sul luogo dove si trovava la celebre “Trattoria al Mare” – fu lo stesso proprietario della trattoria, Gerini, a intraprendere la costruzione della sala – mentre il Cinematografo Savoia si trovava tra l’Eden e il Nettuno ed era ancora attivo nel 1913, come si evince chiaramente dalla fotografia sopra riportata che lo ritrae accanto alla fantasmagorica Galleria Nettuno che proprio in quell’anno fu allineata con tutti gli altri chalet del viale Margherita (informazione utile per un termine di datazione delle foto d’epoca della Passeggiata lignea).
 
L’imminente apertura del Cinema Savoia è annunciata da un articolo apparso sul settimanale “Il Libeccio” del 23 giugno 1907. “Assoluta novità delle programmazioni” e “ricco sfarzo di luce elettrica e ventilatori” sono gli slogan utilizzati per la réclame. Il cinema era gestito dall’impresa Bartolucci e Belardi. Gli spettacoli proseguirono fino alla metà di settembre. Nel 1908 la gestione fu rilevata dall’impresario Aristide Ciapetti, che la tenne anche negli anni successivi. Così “Il Libeccio” del 10 maggio 1908 presenta il cinematografo: “Si rende conto ai nostri lettori che nella prima quindicina del mese di giugno p.v. si aprirà il grandioso ed elegante cinematografo Savoia del quale ha assunto la direzione il Sig. Aristide di Tommaso Ciapetti che si è impegnato ad accontentare il rispettabile pubblico, che spera, frequenterà il suo locale. I frequentatori vi troveranno tutte le possibili comodità. Vi saranno ventilatori, aspiratori elettrici, il tutto della massima eleganza. Le proiezioni saranno della più perfetta nitidezza e della massima importanza poiché fornite dalla mondiale casa Pathé Freres... L’eleganza della sala fa veramente onore alla ridente spiaggia di Viareggio”. Nel 1910 il locale fu “completamente rimodernato dall’artista Pietro Casini di Firenze”. Operatore alla macchina in quell’anno era Ubaldo Peruzzi. Questo, a titolo di curiosità, il programma di una serata d’inizio settembre del 1910: 1) “Un viaggio al polo Nord”, film artistica dal vero; 2) “L’evasione”, grandioso dramma storico a forti tinte; 3) “I due appuntamenti”, scena comica; 4) “La via della croce”, emozionante dramma in 300 quadri; 5) “Presto, presto”, comicissima finale. Negli anni immediatamente successivi le notizie sul cinema Savoia si fanno sempre più rare, mentre dominano le cronache le proiezioni all’Eolo e al Nereo, che si affermano decisamente come i più importanti locali cinematografici viareggini degli anni Dieci.
 
postato da: riccardomazzoni alle ore 11:56 | Permalink | commenti (1)
categoria:aquidernature
mercoledì, 18 luglio 2007

Vincenzo Santini e Antonio Bozzano
 
Domani sera, 19 luglio, alle ore 21, sarò tra i relatori del convegno “La vita e le opere di Vincenzo Santini”, che si terrà nel suggestivo giardino del Chiostro di S. Agostino a Pietrasanta. Il convegno rientra nelle celebrazioni ufficiali per il bicentenario della nascita di Vincenzo Santini (1807-1876), il noto scultore e storiografo, a cui si deve la rinascita della lavorazione artistica del marmo in Versilia grazie all’Istituzione della scuola d’arte “Stagio Stagi” nel 1842. Il mio intervento verterà sull’evoluzione della lavorazione artistica del marmo nel territorio versiliese dopo la morte del Santini e tratteggerà in particolare la figura di Antonio Bozzano (1858-1939), il maggior scultore attivo in Versilia a cavallo tra Ottocento e Novecento, di cui il nostro complesso cimiteriale (cimitero comunale e camposanto della Misericordia) conserva alcuni piccoli capolavori. Per l’occasione rimarcherò l’attribuzione ad Antonio Bozzano dello splendido angelo spargifiori che adorna il sepolcro della fanciulla Lida Rigacci nel cimitero di Pietrasanta (di cui vi propongo un particolare) da me avanzata qualche anno fa grazie a un articolo comparso sul settimanale “L’Unione Versiliese” nel novembre del 1903 e ormai consolidata nell’ambito degli studi storico-artistici.
 
postato da: riccardomazzoni alle ore 18:23 | Permalink | commenti (6)
categoria:aquidernature
giovedì, 12 luglio 2007

La piccola fata dell’infanzia perduta e della malinconia sognante
 
Caro Claudio, ho appena finito di montare le prime immagini del “video-poema” sulla statua funeraria tradizionalmente denominata “Bimba che aspetta” che adorna l’edicola metallica della famiglia Barsanti-Beretta nel cimitero comunale di Viareggio. Riflettendo ieri sera io e Federica siamo giunti alla conclusione che la bimba non rappresenta soltanto la fata dell’infanzia, ma anche la fata della malinconia, ed è collegata con il regno dei morti non tanto perché si trovi all’interno di un cimitero, ma proprio per la sua essenza archetipica di fata, di apparizione soprannaturale. Cerca di immaginare il suo volto riflesso in uno specchio. Nel gioco dei riflessi le fate rivelano talvolta le proprie segrete sembianze. Questo è sembrato accadere per un istante anche alla piccola fata dell’infanzia perduta e della malinconia sognante. Ma ella ha saputo conservare l’interiorità misteriosa del proprio sguardo, e il mio cinema è tornato ad essere per il momento uno strumento di magia inerte...
 
Lettera a Claudio Bertolaccini, 19 agosto 1996
 
postato da: riccardomazzoni alle ore 19:38 | Permalink | commenti (6)
categoria:fremiti, aquidernature, elegie
lunedì, 09 luglio 2007

Due opere “pubbliche” di Inaco Biancalana

Purtroppo, a causa di una fastidiosa infezione febbrile che mi sta ancora perseguitando, non ho potuto assistere all’inaugurazione sullo “scoglio di Tito” della statua di Inaco Biancalana, “L’attesa”, trasposta in bronzo dal geniale amico-artista-poeta Gionata Francesconi. Ebbene, sapete dov’è possibile ammirare pubblicamente altre opere del grande Inaco, oltre al bronzeo busto-ritratto quasi a mezza figura del chirurgo Giuseppe Tabarracci, un tempo posto lungo il corridoio principale del nostro vecchio ospedale (allo stesso chirurgo intitolato), ma non so se ancora in loco e raggiungibile? Al cimitero comunale ovviamente, uno straordinario contenitore d’arte e di memoria (anche se entrambe parecchio, ma parecchio bistrattate) che continua ad essere colpevolmente misconosciuto ai più (il “liberty” – in realtà eclettismo-liberty – viareggino senza i monumenti funerari del cimitero comunale e del camposanto della Misericordia è come il carnevale senza Burlamacco, per intenderci). Nel corso della mia campagna di catalogazione per la Soprintendenza compiuta tra la primavera e l’estate del 1999, inventariai due opere di Inaco. Questo bronzeo busto di Michele Pardini, morto nel 1962, che si trova subito all’inizio della Galleria San Luca (entrata da dietro il monumento di Lorenzo Viani) e il rilievo ligneo raffigurante Santa Rita, all’interno della cappellina a lei dedicata, nei pressi del presepe meccanico del cimitero. Andate a vederli. Entrambi non sono lontani dalla “Bimba che aspetta”. E lungo il percorso magari gustatevi con occhi nuovi i monumenti d’inizio Novecento. Pensate che vengono appositamente  dalla Germania a studiarli!
 
postato da: riccardomazzoni alle ore 17:55 | Permalink | commenti (19)
categoria:aquidernature, elegie

Attenzione!

Sito DeBarbapapaizzato
by Webbynet