martedì, 28 agosto 2007
Per gli “intimi” e per chi il 10 agosto non c’era...
 
A calorosa richiesta, replica per gli “intimi” e per chi il 10 agosto non c’era di “Che fai bambina mia su quella porta…” – un intenso excursus storico-documentario e mito-poietico intorno alla statua funeraria della “Bimba che aspetta” – VENERDI’ 14 SETTEMBRE 2007 ALLE ORE 21.30 presso l’antico Orto dei frati adiacente al cimitero comunale, con l’ormai consueta visita notturna finale alla centenaria bambina di marmo.
 
Una “storia d’archivio” di Riccardo Mazzoni. Tema musicale originale di Federica Ghiselli. Voce narrante: Riccardo Mazzoni. Voce recitante: Rebecca Palagi. Intermezzi vocali da romanze d’epoca di Samanta Barontini. Accompagnamento musicale di Adriano Barghetti. Tra storia, arte, tradizione e poesia, alla riscoperta di un’icona dell’immaginario affettivo della collettività.
 
postato da: riccardomazzoni alle ore 10:21 | Permalink | commenti (7)
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sabato, 25 agosto 2007
Scrittura, luna, topinambur
 
L’autunno è la mia stagione preferita: anzi, tutto il periodo che va da fine settembre al marzo-aprile dell’anno successivo. Quando non fa caldo, insomma (ed io a febbraio comincio già ad aver caldo). Fin da bambino, il bel settembre odoroso (con la luna che finalmente sfoggia quella sua “luce antica” che mi ha ispirato la sigla delle “storie d’archivio”, e la comparsa dei gialli e lirici topinambur – i fiori amati dai poeti, cantati anche da Andrea Zanzotto – sui cigli dei fossi e delle strade) segna per me  un momento di raccoglimento in vista di una rinascita che è insieme rinascita esistenziale e di scrittura. Perché la mia scrittura più intima è così: filtrata dagli umorosi raggi di luna e colorata dal giallo sorridente dei topinambur.
 
postato da: riccardomazzoni alle ore 17:24 | Permalink | commenti (3)
categoria:elegie
sabato, 11 agosto 2007

Sotto l’egida di una piccola fata
 
Ieri, nel restaurato orto dei frati che ha dato a tutti l’impressione di un piccolo pezzo di campagna – quella campagna che ormai non c’è più – in mezzo alla città, “La bimba che aspetta” ci ha accompagnato fra i misteri e le suggestioni della sua “Storia d’archivio”. E’ lei infatti che muoveva il mio racconto, le letture di Rebecca, le romanze (difficilissime!) di Samanta, la musica di Adriano, in attesa che una lunga processione notturna al termine della rappresentazione le portasse in dono sulla sua tomba (quell’edicola "protoliberty" che è una specie di casina delle fate dove forse la bimba di tanto in tanto rientra quando è al riparo da occhi indiscreti) i ricordi e i sogni, ma pure le recriminazioni e le paure di chi è stato bambino (a Viareggio e non solo), di chi bambino lo è stato molti anni prima di lui, e di chi bambino nel suo cuore lo è ancora...
 
La pioggia insistente fino al tardo pomeriggio che sembrava mettere a repentaglio la serata e che a un certo punto la “piccola fata dell’infanzia perduta e della malinconia sognante” ha deciso di far cessare (ma noi non avevamo dubbi) rendendo davvero – come recita la “sigla” delle “Storie d’archivio” – d’albume, e fresca, e pura, l’aria. L’orto gremito di gente in trepido ascolto, talvolta più interiore che esteriore. Il ritrovarsi insieme alla fine, commossi e più consapevoli, lungo un viaggio medianico che partendo dal 1894 ha attraversato tutto il Novecento giungendo a piccoli frammenti fino ai nostri martoriati e confusi anni. Quando la parola è così pregna, sinuosa e delicata insieme, portatrice di incantata verità, sono contento che esista il nostro piccolo teatro totalmente fuori dalle convenzioni, che come ho scritto più volte “coinvolge e sconvolge tempi e luoghi, storie e misteri, anime e mondi”...
 
postato da: riccardomazzoni alle ore 10:24 | Permalink | commenti (19)
categoria:fremiti, elegie
venerdì, 03 agosto 2007
“Tutto ritorna” (in musica)
 
E’ quasi certo che la scultura della “Bimba che aspetta” fu ispirata al committente Eugenio Barsanti dalla poesia di Giovanni Prati, “Tutto ritorna”, dall’incipit Fanciulla, che fai qui su la tua porta. In ogni caso questa poesia, che stranamente a livello popolare è spesso attribuita ad Ada Negri e quindi post-datata di moltissimi anni, è strettamente legata alla piccola bambina di marmo e lo era certamente di più all’inizio del Novecento: durante l’inchiesta sul campo, molti informatori si ricordavano infatti di questa poesia recitata dai loro genitori nel corso della visita rituale alla statua e almeno una dozzina fra quelli più anziani ne rammentavano alcuni versi; tre informatori hanno declamato a memoria la versione più o meno completa. Fatto significativo, quasi la totalità degli informatori che in qualche modo hanno fatto riferimento alla poesia erano di sesso femminile.
 
Studi più approfonditi da me compiuti successivamente hanno evidenziato che questa poesia di Prati, malgrado o forse proprio in virtù del suo alto grado di patetismo, è stata molto conosciuta dalla metà dell’Ottocento, quando è stata composta, fino almeno alla metà del Novecento, grazie probabilmente anche ai libri di lettura scolastici che l’hanno continuamente riproposta per tutto quel periodo. Un segnale della sua popolarità è il fatto che molti compositori anche di fama l’hanno musicata: per la rappresentazione della notte di San Lorenzo proporremo due di queste composizioni di cui sono riuscito a rintracciare proprio nei giorni scorsi gli spartiti, vere rarità bibliografiche. La prima, ottocentesca, fu composta nel 1887 da Giovanni Tebaldini ed è quindi cronologicamente vicina alla data di realizzazione della statua (che è del 1895); la seconda, novecentesca, fu composta nel 1931 da Luigi Ferrari Trecate, a testimonianza di un persistente interesse per il motivo letterario (ed esistenziale) della bimba che aspetta la madre ormai morta. Brani di non facile esecuzione, dalla sonorità non immediata, che rappresentano un recupero culturale notevole e ai quali Adriano Barghetti e Samanta Barontini si stanno dedicando con grande determinazione e poco tempo a disposizione (a loro va il mio più vivo ringraziamento). Completano la parte musicale un tema composto appositamente da Federica Ghiselli, che chiamerò il “Tema della bimba che aspetta”, e la “sigla”, da me composta, delle “Storie d’Archivio”, esaltata dall’interpretazione di Samanta Barontini, l’evocativa “Luce di luna antica” (che le amiche Laura e Sabrina mi hanno cantato davanti all’ingresso della Biblioteca Nazionale di Firenze lasciandomi di stucco: grazie!).
 
postato da: riccardomazzoni alle ore 17:32 | Permalink | commenti (2)
categoria:fremiti, aquidernature, elegie

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