venerdì, 19 ottobre 2007
Scultura e poesia (da un’estate di dieci anni fa)
 
1.
APRITI FIORE
 
Apriti fiore e distendi afelidi
incommensurabili per la cieca volta
dei cieli, dilètta tristi tricksters
e mogi magi con lo schiudersi ferico
delle tue purissime forme...!
 
Notte dell’Afelio, 4 luglio 1997
(Su una scultura di Gigi Guadagnucci)
 
2.
QUIETORIO
 
Quanti strepiti e respiri acciottolarsi
e odorose resine e lucignoli e fantasmatiche
fidanzate bianche nel requiem
dei maghi quietamente annottarsi...!
 
Estate 1997
(Su una scultura di Kan Yasuda)
 
postato da: riccardomazzoni alle ore 20:41 | Permalink | commenti (2)
categoria:elegie
giovedì, 11 ottobre 2007

Week-end alla Torre Matilde

 

Concludendo la settimana di iniziative culturali promossa dalle Edizioni Cinquemarzo nel suggestivo spazio della storica Torre Matilde, le sere di sabato 13 e domenica 14 ottobre sarò impegnato in un week-end all’insegna della storia, della poesia e del teatro. Sabato 13 ottobre, dopo la presentazione del libro “A passeggio per la via io mi perdo in un sogno” della giovanissima poetessa Bianca Bertini (12 anni!), rievocherò con mia moglie Federica Ghiselli l’interessantissima storia della colonia inglese a Viareggio nel primo Novecento e della Chiesina anglicana del Redentore e di tutti i Santi, oggetto di un nostro studio di qualche anno fa che riprenderemo e approfondiremo l’anno prossimo col proposito di trarne una nuova “storia d’archivio”. Domenica 14 ottobre avrò l’onore di presentare il libro di Rebecca Palagi, “Senza Rete - Un cuore per il Teatro”, che riporta una mia breve prefazione in forma di elegia; libro che io ho sempre sentito come potenziale “spettacolo” (termine assolutamente riduttivo) teatrale e gli sviluppi creativi della vita di Rebecca sembrano darmi ragione. Subito dopo proporrò un recital di una dozzina di minuti delle mie “Cantilene per meste e allegre melodie” seguite dai “Versi alla mirabile bambina”: visto che Rebecca ha messo in gioco il suo cuore per il teatro, io non potevo non mettere in gioco il mio cuore per la creazione poetica, in questa occasione “cantilenata”. Appuntamento per entrambe le sere alle ore 21,30 mentre dalle 18 alle 24 sarà possibile visitare la bella mostra di opere pittoriche e scultoree di Paola Benedetti e Pamela Lafragola.

 

postato da: riccardomazzoni alle ore 10:47 | Permalink | commenti (1)
categoria:fremiti
giovedì, 04 ottobre 2007
Egisto Malfatti e la “Bimba che aspetta”
 
Sapevo che Egisto Malfatti aveva scritto una poesia sulla “Bimba che aspetta” perché anni fa, poco prima di morire, ne recitò un brano al telefono a Federica (lo avevamo contattato proprio per avere una testimonianza diretta del suo rapporto con la statua funeraria). Non sono riuscito a recuperarla in tempo per inserirla, come avrei voluto, nell’evento-racconto del 10 agosto replicato il 14 settembre. La poesia fu pubblicata nel “Nuovo Libeccio”, il periodico (prima quindicinale poi settimanale) diretto da Aldo Valleroni nella seconda metà degli anni Ottanta del secolo scorso, e precisamente nel numero del 20 settembre 1986. L’ho trovata stamattina sfogliando la collezione del periodico conservata al Centro Documentario Storico e la pubblico qui di seguito come omaggio e ringraziamento alle tantissime persone che hanno partecipato alle due magiche serate caratterizzate dall’incontro notturno con la bambina di marmo. La poesia è intitolata “Il cimitero comunale” ed è preceduta da queste parole:
 
“C’è una figura di marmo, seduta sul limitare di una tomba. Fu quello il nostro primo incontro con il fascino dell’ignoto”.
 
Qui,
dove non più avvertiti,
tempo e stagioni passano.
 
Dai vasi
l’odor dei macerati
gambi di fiori.
 
Le coccinelle al sole.
 
Unica voce il passero,
ignaro delle cose
che appartengono a noi.
 
Vento di mare transita
sugli inutili asili.
Memorie incasellate
e descritte virtù,
che mai furono tali.
 
Ma pur là dentro
non si arresta l’esistere.
Chiuso nel prisma di cristallo rosso
il lumino non brilla che alla vita.
 
Chi aspetti, giovinetta,
chiusa nel marmo
e lì seduta accanto
a un nome inciso,
unitamente ai giorni
trascorsi fra due date?
 
Ritornerà,
ma solo
nel grano del tuo pane,
nell’aria che respiri,
nel cane che accarezzi,
nell’erba ove ti adagi,
nel mare e nella sabbia,
nel muschio e nello scoglio,
nella corsa del fiume,
nell’acqua delle fonti
e nelle fronde.
 
E nel canto del tutto
la sua voce.
 
Ricongiungersi al cuore delle cose
solo questo è il morire.
 
Egisto Malfatti
 
postato da: riccardomazzoni alle ore 21:12 | Permalink | commenti (10)
categoria:fremiti, aquidernature, elegie

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