La (mia) poesia III (fine, anzi continua...)
Ieri sera, nel delizioso Teatrino dei Favolanti di Elisabetta Salvatori, tra tanti amici e qualche nuova graditissima conoscenza, ho avuto il privilegio – raro per un poeta visto i tempi che corrono – di dispiegare (oralmente) nella massima libertà il mio universo lirico. Ringraziando di cuore tutti i partecipanti dico che quando la poesia mette le ali le traiettorie del volo sconfinano in territori imprevedibili. Perfino in quelli della Realtà che da quel momento non potrà più permettersi le violenze, le arroganze e le impunità a cui si era bellamente abituata.
In un fuori programma – mentre Elisabetta preparava cantuccini e vin santo – ho potuto perfino recitare la poesia della mia infanzia, la più bella tra quelle imparate a memoria sui libri di scuola: il “Risveglio del vento” di Rainer Maria Rilke nella bellissima traduzione di Vincenzo Errante.
Nel colmo della notte, a volte, accade
che si risvegli, come un bimbo, il vento.
Solo, pian piano, vien per il sentiero,
penetra nel villaggio addormentato.
Striscia, guardingo, sino alla fontana;
poi, si sofferma, tacito, in ascolto.
Pallide stan tutte le case, intorno;
tutte le querce – mute.