sabato, 12 luglio 2008

La serata di gala di Mimosa Simonelli
 
Il Centro Studi Cultura Eclettica, Liberty e Déco
del Comune di Viareggio
presenta
 
Una storia d’archivio di Riccardo Mazzoni
 
Primavera, ti sento dentro gli occhi
 
Sulle tracce di una misteriosa e perturbante
poetessa viareggina della Belle Époque:
Mimosa Simonelli
 
Un affascinante viaggio a ritroso nel tempo
attraverso documenti e immagini d’epoca,
suggestioni, segreti, musica e poesia
 
Narra: Riccardo Mazzoni
Dona anima a Mimosa: Rebecca Palagi
Canta: Samanta Barontini
Suona: Adriano Barghetti
 
Villa Borbone
Giovedì 21 agosto 2008, ore 21.30
 
Ingresso gratuito
 
Nuova versione con "accadimenti medianici", sorprese e novità
Siete tutti calorosamente invitati
 
postato da: riccardomazzoni alle ore 10:22 | Permalink | commenti (4)
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domenica, 22 giugno 2008
Considerazioni sulla scrittura
 
Sono bastati un paio di giorni di “condizione monacale” per far fare un decisivo passo avanti alla biografia di Yvonne George ferma agli appunti che buttai giù all’epoca della prima rappresentazione de Il Segreto della Stella nell’autunno del 2006. E’ la condizione ideale per la scrittura e non corrisponde semplicemente al raccoglimento e alla concentrazione, ma è uno stato d’animo che coinvolge totalmente il proprio mondo interiore. Ha contemporaneamente la fluidità dell’acqua che scorre e la levigatezza del sasso e traspone queste due archetipicità nella scrittura stessa. Per me questa è una dimensione naturale e il fatto che ultimamente ho dovuto fare degli sforzi per riconquistarla è un segnale pericoloso e allarmante. So che ciò è dipeso anche dall’aver trascurato il fantasma dei fantasmi femminili che dimorano nella mia mente e conservano la chiave degli scrigni medianici. Scusa Sania tornerò presto a te!
 
postato da: riccardomazzoni alle ore 18:47 | Permalink | commenti (3)
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venerdì, 20 giugno 2008
Parigi
 
E’ parecchio tempo che manco da Parigi. A Parigi ho avuto l’onore di vedere le mie poesie tradotte e recitate nei cabaret. Parigi è stata una delle mete del mio bellissimo viaggio di nozze tra Svizzera, Germania e Francia. A Parigi mi sono seduto, studiando e oziando, sulle antiche panche lignee delle sale riservate della Bibliothèque de l'Arsenal, quelle stesse in cui nell’Ottocento si aggiravano Charles Nodier e Gérard de Nerval. A Parigi con mia moglie Federica ho incontrato la già anziana Ida Chagall, figlia del grande pittore Marc Chagall, nella sua splendida casa con doppia entrata da Quai d’Horloge e Place Dauphine (una delle piazze più medianiche d’Europa), portandole in dono il volumetto con la traduzione di alcuni brani autobiografici di sua madre Bella Rosenfeld (musa ispiratrice del mondo poetico-affettivo di Marc) da noi pubblicato con il titolo Diario sentimentale per la mitica collana “Fiabesca” di Stampa Alternativa. A Parigi io e Federica abbiamo letteralmente incantato i responsabili della celebre casa editrice Gallimard perorando l’edizione italiana degli scritti sul cinema del poeta surrealista francese Robert Desnos, di cui detenevano i diritti, al punto che una settimana dopo il colloquio ci contattarono a Viareggio scrivendoci che avrebbero realizzato il volume soltanto con noi. E il libro è diventato testo universitario con il titolo Robert Desnos e il meraviglioso moderno. Una poetica surrealista del cinema (1923-1930). A Parigi sulle tracce di Robert Desnos ho conosciuto Yvonne George... e a Parigi ritorno con la mente in questi giorni in cui sto minuziosamente ricostruendo i suoi  recital nei locali e nei teatri della “Ville Lumière” durante gli anni venti del Novecento...
 
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lunedì, 16 giugno 2008
Brandelli di vita popolare domenicale viareggina colti da Rainer Maria Rilke nella primavera del 1898 (II)
 
Qui anche il mare concorre a educare a questa contenuta allegria. La gente, uomini e fanciulle, ignora fino a che punto siano discepoli e figli del mare, quanto siano intimamente legati allo splendore, alla collera, all’immensità di esso. Se è stata giornata di pesca abbondante la sera si raccolgono in attesa sul molo che, fiancheggiando il canale, si protende verso l’approdo, e indovinano i nomi delle barche che con la vela alta e sottile si levano come cipressi sull’orizzonte e si ingrandiscono a due a due, finché sono come un viale che si perde nell’infinito. Sui loro tratti attenti è una gioia luminosa, e il sole basso proietta lontano le linee del loro sorriso, sulle facciate delle case di Viareggio che sembrano anch’esse partecipare alla generale allegrezza. Ma sulla punta del molo, dove ha inizio l’accoglienza, si trovano, come in una vecchia operetta, signore e figli di pescatori, soldati e monaci, fanciulli sorvegliati da nere orsoline, mentre dal palo più avanzato un bruno monello agita le sue gambette coperte di sabbia in segno di benvenuto. Solenni e silenziose le barche piegano con le loro ampie, sazie vele serali verso il canale increspato di onde nere. Tutta la ciurma è raccolta intorno all’albero. Ragazzi ridenti, uomini robusti, appoggiati quieti contro l’albero stesso, vecchi dai tratti rugosi e dalle toppe variopinte stretti al timone: tutta la loro antica forza sembra concentrata nella mano nerboruta e villosa che stringe la barra come l’elsa di una spada. Piegano dentro come dopo un lungo viaggio, come se al largo fossero invecchiati e ritrovassero per la prima volta la spiaggia  che hanno lasciato pieni di giovane buio. Tutti recano come una traccia della gravità dell’eterno, e i loro petti, si vede, sono diventati vasti nell’animosa paura del pericolo".
 
Tratto da: Rainer Maria Rilke, Diario fiorentino, a cura di Giorgio Zampa, Rizzoli.
 
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venerdì, 13 giugno 2008
Brandelli di vita popolare domenicale viareggina colti da Rainer Maria Rilke nella primavera del 1898 (I)
 
“Dal buio della settimana madri, vecchi, bambini espongono al sole la loro vita con le sue piccole gioie e le sue speranze intristite, quasi la portassero in un tempio. Siedono davanti agli usci, su seggiole, seggioline e panche, secondo l’età e il carattere silenziosi o ciarlieri, pensosi o curiosi; e della loro serenità rivestono le facciate insignificanti delle povere case. Passare in carrozza davanti ad essi, sul selciato rimbombante, è un successo; il cocchiere schiocca la frusta e mette il suo orgoglio nel trottare a rotta di collo. Quelli alzano il capo curiosi, indifferenti, infastiditi, in atto di saluto. E’ come se le casupole fossero state rovesciate da una parola magica e tu passassi sfiorando nudi destini che si presentano inermi ai tuoi occhi. Ma nel tardo pomeriggio puoi trovare nel bosco le fanciulle brune e le bionde, e vedere come si tengono allacciate, procedendo quasi senza parlare in lunghe file, esitando, in mezzo ai rigidi tronchi dei pini; solo di tanto in tanto una, adagio, comincia a cantare, quasi uscisse da un dolce ricordo, mentre due o tre compagne entrano a tempo con voci più forti, come a conferma. Dopo alcuni passi il canto affonda di nuovo nei loro movimenti, dai quali pareva essersi liberato, ed esse si addentrano nella pineta. Questa è la domenica”.
 
Tratto da: Rainer Maria Rilke, Diario fiorentino, a cura di Giorgio Zampa, Rizzoli.
 
Durante il soggiorno a Viareggio nella primavera del 1898 Rilke compose la maggior parte delle poesie del ciclo Lieder der Mädchen (Canti delle fanciulle), evidentemente ispirato alle fanciulle viareggine.
 
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mercoledì, 04 giugno 2008
L’invasamento continua
 
L’invasamento continua. Non è più possibile tornare indietro. Mi dispiace per i materialistotti, ma tra poco il lirismo pullulerà, in un autosufficienza immaginativa senza precedenti. E dato che siamo a Viareggio lo farà anche tramite Rainer Maria Rilke ed Eleonora Duse attraverso le tracce d’esistenza che hanno lasciato (nei loro scritti ma non solo) in questa martoriata città. Tutto ciò completamente dentro la dimensione quotidiana che torna a tingersi di magia.
 
postato da: riccardomazzoni alle ore 12:28 | Permalink | commenti (2)
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lunedì, 02 giugno 2008

Autoritratto (1986)

L’oralità in una stanza
 
L'oralità in una stanza tra raccoglimento e intensità: dopo il recital nel teatrino dell’Elisabetta tutto il mio essere tende a questa soluzione estrema e straordinariamente libera. Così come è sempre più impellente la necessità di sottrarmi definitivamente alle nefandezze dell’industria culturale. Se come ricercatore riesco a farlo con facilità perché nei miei ambiti di studio ho maturato ormai un’autonomia e una credibilità che mi permettono di portare avanti tranquillamente le proposte più sentite e originali, come creatore e come poeta mi rendo conto che non è più possibile rimandare un radicale distanziamento dalla stragrande maggioranza di quegli ambienti che comunemente si definiscono culturali e dalle forme espressive che li rappresentano. Non che ne fossi particolarmente vicino, anzi, ma credo sia giunto il momento di non inquinare neppure in minima parte la felicità sorgiva dell’immaginazione nei maleodoranti canali mediatici e non dell’industria culturale (e – ahimè! – di un certo angusto conformismo paesano: quando non entrano in gioco motivazioni più ignobili...).
 
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sabato, 24 maggio 2008
La (mia) poesia III (fine, anzi continua...)
 
Ieri sera, nel delizioso Teatrino dei Favolanti di Elisabetta Salvatori, tra tanti amici e qualche nuova graditissima conoscenza, ho avuto il privilegio – raro per un poeta visto i tempi che corrono – di dispiegare (oralmente) nella massima libertà il mio universo lirico. Ringraziando di cuore tutti i partecipanti dico che quando la poesia mette le ali le traiettorie del volo sconfinano in territori imprevedibili. Perfino in quelli della Realtà che da quel momento non potrà più permettersi le violenze, le arroganze e le impunità a cui si era bellamente abituata.
 
In un fuori programma – mentre Elisabetta preparava cantuccini e vin santo – ho potuto perfino recitare la poesia della mia infanzia, la più bella tra quelle imparate a memoria sui libri di scuola: il “Risveglio del vento” di Rainer Maria Rilke nella bellissima traduzione di Vincenzo Errante.
 
Nel colmo della notte, a volte, accade
che si risvegli, come un bimbo, il vento.
Solo, pian piano, vien per il sentiero,
penetra nel villaggio addormentato.
Striscia, guardingo, sino alla fontana;
poi, si sofferma, tacito, in ascolto.
Pallide stan tutte le case, intorno;
tutte le querce – mute.
 
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venerdì, 09 maggio 2008
La (mia) poesia II
 
IL TEATRINO DEI BISOGNI CONSAPEVOLI
Prova d’aedo con “cinemino” (di parole) finale
Venerdì 23 maggio, ore 21
Teatrino dei Favolanti, via F. Carrara 243
Forte dei Marmi
 
Dunque la sera del 23 maggio vi presento il mio universo poetico, con “cinemino” di parole finale in quanto si conclude con la declamazione di un mio vecchio soggetto cinematografico scritto più di vent’anni fa  (come del resto gran parte delle poesie), intitolato “In qualche parte fuori dal mondo”, ambientato sulle montagne lucchesi e caratterizzato dalla presenza come deus-ex-machina del Linchetto, folletto di volta in volta burlone e malvagio (per quanto possa essere malvagio il Linchetto, ma ci sarà una “sequenza” che probabilmente vi sconcerterà!). All’epoca questo soggetto fu molto apprezzato da alcuni importanti personaggi dell’ambiente cinematografico: Suso Cecchi D’Amico, che andai a trovare in tre diverse occasioni nella sua casa di Castiglioncello, seppur travisando un po’ il progetto rispetto alle mie intenzioni, prese perfino in considerazione una collaborazione a una possibile sceneggiatura e so per certo che Padre Angelo Arpa ne parlò in termini entusiastici addirittura a Federico Fellini che avevo conosciuto a Roma (mi chiamava “Riccardino” e mi riteneva – bontà sua – un “poeta junghiano”: presto scriverò un memoriale delle mie rare ma particolarissime frequentazioni felliniane);  un po’ meno dai due o tre produttori ai quali mi rivolsi, senza per altro molta convinzione (quando si cominciano a quantificare economicamente i sogni tendo subito a fuggire per senso di nausea e questo resta il mio più grande limite per la realizzazione di un film).
 
Questa rappresentazione in forma di “lettura lirica” – inizialmente prevista per lo scorso anno e rimandata a causa della complessità delle ricerche storico-artistiche condotte su incarico della Soprintendenza – vuol essere una sorta di “prova d’aedo”, per sola voce, nessun elemento scenico, atmosfera rarefatta: il tutto in un piccolo teatrino domestico com’è quello, delizioso, di Elisabetta Salvatori a Forte dei Marmi, alla presenza di un numero limitato (e selezionato) di spettatori, i quali riceveranno in dono una rarità bibliografica. Si tratta di un volumetto “da fiera” (come le poesie in esso contenute, insieme a disegni, canovacci teatrali e un altro soggetto cinematografico) o “per pellegrini” (in quanto si tiene nel palmo di una mano ed invoglia a leggerlo camminando), rigorosamente fuori commercio dal titolo “Il Teatrino dei Bisogni Consapevoli”, come l’omonimo mio laboratorio di creazioni medianiche intorno ai grandi temi dell’immaginario affettivo e che inevitabilmente dà il titolo anche all’evento rappresentativo. Nel lontano 1991 ne furono stampate mille copie numerate, la metà delle quali riservate “ad personam”, le restanti offerte nel corso delle varie iniziative organizzate in quell’anno dal laboratorio. Tempo fa ho ritrovato un centinaio di copie del libriccino dalla smagliante copertina gialla in uno scatolone insieme ad altro materiale dell’epoca. Ancora una volta la sincronicità junghiana (come l’avrebbe definita Federico Fellini) mi spingeva a confrontarmi con il mio universo poetico di vent’anni fa...
 
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mercoledì, 07 maggio 2008
La (mia) poesia
 
La (mia) poesia è:
 
imprescindibile invenzione linguistica
(con un unico nume tutelare: Paul Klee)
 
medianità
(in atto e dunque senza contorni prestabiliti)
 
liquorosità
(stillastilla si sfalda la materia)
 
e teatrino
(... dei bisogni consapevoli)
 
e cinemino
(... di parole finale)
 
e un sacco di altre cose che evocherò (per pochi, ma buoni) la sera del 23 maggio presso il delizioso Teatrino dei Favolanti di Elisabetta Salvatori a Forte dei Marmi
 
seguono ulteriori comunicazioni
e per i lettori di questo blog invito a domicilio personalizzato
 
postato da: riccardomazzoni alle ore 12:31 | Permalink | commenti (1)
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