Mi manca un film
Tra i tanti sogni dell’infanzia e della giovinezza (e anche tra quelli maturati più avanti nel tempo), che abbracciano un po’ tutta la cultura umanistica nel suo insieme, mi manca “solo” di fare un film. Dicendo questo mi rendo conto di quanto sia stato fortunato nella vita. E’ anche vero che, seguendo con immediatezza e senza sovrastrutture il mio sentire, era naturale che il mio mondo interiore si manifestasse con la massima libertà e semplicità. Laddove questa manifestazione è diventata anche una professione ciò è accaduto senza che concedessi niente alle richieste e alle lusinghe dell’industria culturale o dell’ambiente accademico; le mie ricerche e le mie creazioni erano talmente compiute e originali che si sono imposte da sé. Dunque mi manca un film; ovviamente non un film generico ma il mio film. Fino ad oggi ho fatto di tutto per non realizzarlo; nel senso che quando si aprivano delle serie prospettive di concretizzazione trovavo sempre il modo di svignarmela per incapacità cronica, o meglio senso di nausea, ad affrontare il complesso e poco edificante iter produttivo che sta dietro la realizzazione di un film, specie se di qualità. Oggi sono più “forte” perché il mio film è sotto l’egida del mio fantasma femminile preferito: Sania Lipple. E’ vero che ormai è un sacco di tempo che è sotto la sua egida ma il cancello ligneo di Villa Sania è meno chiuso del solito, le apparizioni si fanno sempre più insistenti, tracce misteriose di profumata resina mi restano incollate alla maglietta. Tutto ciò quando nell’immediato futuro ho in programma libri, spettacoli e mostre di grande impegno. Paradossalmente, è un buon segnale. Ho dato il meglio di me stesso quando ho potuto portare avanti contemporaneamente tutte le cose che amavo, senza sacrificarne nessuna e rimestandole continuamente una nell’altra in un alambicco mentale di vasi comunicanti.

