sabato, 12 luglio 2008

La serata di gala di Mimosa Simonelli
 
Il Centro Studi Cultura Eclettica, Liberty e Déco
del Comune di Viareggio
presenta
 
Una storia d’archivio di Riccardo Mazzoni
 
Primavera, ti sento dentro gli occhi
 
Sulle tracce di una misteriosa e perturbante
poetessa viareggina della Belle Époque:
Mimosa Simonelli
 
Un affascinante viaggio a ritroso nel tempo
attraverso documenti e immagini d’epoca,
suggestioni, segreti, musica e poesia
 
Narra: Riccardo Mazzoni
Dona anima a Mimosa: Rebecca Palagi
Canta: Samanta Barontini
Suona: Adriano Barghetti
 
Villa Borbone
Giovedì 21 agosto 2008, ore 21.30
 
Ingresso gratuito
 
Nuova versione con "accadimenti medianici", sorprese e novità
Siete tutti calorosamente invitati
 
postato da: riccardomazzoni alle ore 10:22 | Permalink | commenti (4)
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venerdì, 04 luglio 2008
Mi manca un film
 
Tra i tanti sogni dell’infanzia e della giovinezza (e anche tra quelli maturati più avanti nel tempo), che abbracciano un po’ tutta la cultura umanistica nel suo insieme, mi manca “solo” di fare un film. Dicendo questo mi rendo conto di quanto sia stato fortunato nella vita. E’ anche vero che, seguendo con immediatezza e senza sovrastrutture il mio sentire, era naturale che il mio mondo interiore si manifestasse con la massima libertà e semplicità. Laddove questa manifestazione è diventata anche una professione ciò è accaduto senza che concedessi niente alle richieste e alle lusinghe dell’industria culturale o dell’ambiente accademico; le mie ricerche e le mie creazioni erano talmente compiute e originali che si sono imposte da sé. Dunque mi manca un film; ovviamente non un film generico ma il mio film. Fino ad oggi ho fatto di tutto per non realizzarlo; nel senso che quando si aprivano delle serie prospettive di concretizzazione trovavo sempre il modo di svignarmela per incapacità cronica, o meglio senso di nausea, ad affrontare il complesso e poco edificante iter produttivo che sta dietro la realizzazione di un film, specie se di qualità. Oggi sono più “forte” perché il mio film è sotto l’egida del mio fantasma femminile preferito: Sania Lipple. E’ vero che ormai è un sacco di tempo che è sotto la sua egida ma il cancello ligneo di Villa Sania è meno chiuso del solito, le apparizioni si fanno sempre più insistenti, tracce misteriose di profumata resina mi restano incollate alla maglietta. Tutto ciò quando nell’immediato futuro ho in programma libri, spettacoli e mostre di grande impegno. Paradossalmente, è un buon segnale. Ho dato il meglio di me stesso quando ho potuto portare avanti contemporaneamente tutte le cose che amavo, senza sacrificarne nessuna e rimestandole continuamente una nell’altra in un alambicco mentale di vasi comunicanti.
 
postato da: riccardomazzoni alle ore 18:34 | Permalink | commenti (3)
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giovedì, 26 giugno 2008
Mattinata fiorentina
 
Dopo il teatrino di Elisabetta la mia poesia (con il consueto “cinemino” di parole finale) è approdata in un’ora insolita – le dieci del mattino! – nel freschissimo giardinetto della casetta di Laura sui primi colli fiorentini entro uno stretto spazio concentrico da lei sapientemente predisposto e formato dagli stessi invitati. Un cerchio umano con quaranta raggi di sguardi che invitava alla deambulazione catatonica (poeticamente parlando) e alla giravolta vertiginosa durante la lettura. Alle amiche che ho rivisto dopo tanto tempo e a tutti i gentilissimi partecipanti – carbonari della poesia provenienti da mezza Italia! – un grazie di cuore ancora incredulo dell’affettuosa condivisione di parole stellate.
 
postato da: riccardomazzoni alle ore 20:21 | Permalink | commenti (9)
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domenica, 22 giugno 2008
Considerazioni sulla scrittura
 
Sono bastati un paio di giorni di “condizione monacale” per far fare un decisivo passo avanti alla biografia di Yvonne George ferma agli appunti che buttai giù all’epoca della prima rappresentazione de Il Segreto della Stella nell’autunno del 2006. E’ la condizione ideale per la scrittura e non corrisponde semplicemente al raccoglimento e alla concentrazione, ma è uno stato d’animo che coinvolge totalmente il proprio mondo interiore. Ha contemporaneamente la fluidità dell’acqua che scorre e la levigatezza del sasso e traspone queste due archetipicità nella scrittura stessa. Per me questa è una dimensione naturale e il fatto che ultimamente ho dovuto fare degli sforzi per riconquistarla è un segnale pericoloso e allarmante. So che ciò è dipeso anche dall’aver trascurato il fantasma dei fantasmi femminili che dimorano nella mia mente e conservano la chiave degli scrigni medianici. Scusa Sania tornerò presto a te!
 
postato da: riccardomazzoni alle ore 18:47 | Permalink | commenti (3)
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venerdì, 20 giugno 2008
Parigi
 
E’ parecchio tempo che manco da Parigi. A Parigi ho avuto l’onore di vedere le mie poesie tradotte e recitate nei cabaret. Parigi è stata una delle mete del mio bellissimo viaggio di nozze tra Svizzera, Germania e Francia. A Parigi mi sono seduto, studiando e oziando, sulle antiche panche lignee delle sale riservate della Bibliothèque de l'Arsenal, quelle stesse in cui nell’Ottocento si aggiravano Charles Nodier e Gérard de Nerval. A Parigi con mia moglie Federica ho incontrato la già anziana Ida Chagall, figlia del grande pittore Marc Chagall, nella sua splendida casa con doppia entrata da Quai d’Horloge e Place Dauphine (una delle piazze più medianiche d’Europa), portandole in dono il volumetto con la traduzione di alcuni brani autobiografici di sua madre Bella Rosenfeld (musa ispiratrice del mondo poetico-affettivo di Marc) da noi pubblicato con il titolo Diario sentimentale per la mitica collana “Fiabesca” di Stampa Alternativa. A Parigi io e Federica abbiamo letteralmente incantato i responsabili della celebre casa editrice Gallimard perorando l’edizione italiana degli scritti sul cinema del poeta surrealista francese Robert Desnos, di cui detenevano i diritti, al punto che una settimana dopo il colloquio ci contattarono a Viareggio scrivendoci che avrebbero realizzato il volume soltanto con noi. E il libro è diventato testo universitario con il titolo Robert Desnos e il meraviglioso moderno. Una poetica surrealista del cinema (1923-1930). A Parigi sulle tracce di Robert Desnos ho conosciuto Yvonne George... e a Parigi ritorno con la mente in questi giorni in cui sto minuziosamente ricostruendo i suoi  recital nei locali e nei teatri della “Ville Lumière” durante gli anni venti del Novecento...
 
postato da: riccardomazzoni alle ore 20:02 | Permalink | commenti (2)
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giovedì, 05 giugno 2008
Le muse disobbedienti
 
A proposito di invasamenti: chi mi conosce sa che i miei progetti nascono da idee immediate, da declic mentali empatici e folgoranti. Poi però ho un radicato bisogno medianico di affondare quelle idee nella patina dell’esistenza mediante un processo di sedimentazione temporale che può durare giorni, settimane, mesi, anni, sposando quelle idee a tutto il mio universo affettivo in un unicum che elude totalmente la concezione di “prodotto” (così cara all’industria culturale) per uno scandaglio delle kleeiane via primordiali alla creazione, ovviamente in una personalissima e probabilmente non sempre comprensibilissima (soprattutto se la si considera secondo i canoni tradizionali di giudizio e di valore) direzione.
 
Di tanto in tanto un progetto fa capolino ricordandomi che è giunto il momento di prenderlo in considerazione. E’ il caso di quello che ho chiamato “Le muse disobbedienti” dedicato alle tante validissime attrici che ho avuto modo di conoscere e apprezzare negli ultimi anni: Rebecca Palagi su tutte, poi Elisabetta Salvatori, Valentina Banci, Chiara Zerbinati e molte altre. Disobbedienti perché nell’interpretazione attoriale rimane sempre un residuo di non assimibilità rispetto alla “musa ideale” che abita lo spirito del poeta, del drammaturgo o del regista; il quale attraverso l’attrice assiste – prima attonito e sgomento, poi inebriato e palpitante – alla nascita della “musa reale” della propria teatralità (e ne sapevano qualcosa Gabriele D’Annunzio con Eleonora Duse e Luigi Pirandello con Marta Abba).
 
Si tratta di brevi video in cui un’attrice immersa in un astratto spazio “spirituale” delimitato dall’inquadratura fissa (ma non passiva) offre corpo e voce alle parole di un grande poeta che – per il numero zero – non poteva che essere Rainer Maria Rilke (vedere i post precedenti) con una sua lettera a Elena Voronina (“Nel nostro guardare è il nostro più vero conquistare. Volesse Iddio che le nostre mani fossero come i nostri occhi: così pronti nel cogliere, così tranquilli nel lasciar andare tutte le cose; allora potremmo davvero diventare ricchi...”), seguita dall’ode alla bambola (“O anima della bambola, che non Dio ha creata, o tu, ottenuta dalla lunatica preghiera di una fata sventatella, anima-cosa espirata da un idolo a fatica, te, che noi tutti, a mezzo fra ansia e magnanimità, abbiamo ricevuta e da cui nessuno può interamente riprendersi – o anima che mai fosti realmente portata, solo sempre tenuta in serbo, protetta dai mille odori di antiche mode, vedi: ora ti hanno invasa le tignole...”), nel suo iniziatico processo di apprendistato fra le cose. E l’attrice? Ovviamente quella matta (per il sol fatto di incoraggiare appassionatamente tutto quello che faccio) e sensibile donna (in giro se ne vedono poche) che è Rebecca Palagi.
 
postato da: riccardomazzoni alle ore 19:42 | Permalink | commenti (5)
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mercoledì, 04 giugno 2008
L’invasamento continua
 
L’invasamento continua. Non è più possibile tornare indietro. Mi dispiace per i materialistotti, ma tra poco il lirismo pullulerà, in un autosufficienza immaginativa senza precedenti. E dato che siamo a Viareggio lo farà anche tramite Rainer Maria Rilke ed Eleonora Duse attraverso le tracce d’esistenza che hanno lasciato (nei loro scritti ma non solo) in questa martoriata città. Tutto ciò completamente dentro la dimensione quotidiana che torna a tingersi di magia.
 
postato da: riccardomazzoni alle ore 12:28 | Permalink | commenti (2)
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lunedì, 02 giugno 2008

Autoritratto (1986)

L’oralità in una stanza
 
L'oralità in una stanza tra raccoglimento e intensità: dopo il recital nel teatrino dell’Elisabetta tutto il mio essere tende a questa soluzione estrema e straordinariamente libera. Così come è sempre più impellente la necessità di sottrarmi definitivamente alle nefandezze dell’industria culturale. Se come ricercatore riesco a farlo con facilità perché nei miei ambiti di studio ho maturato ormai un’autonomia e una credibilità che mi permettono di portare avanti tranquillamente le proposte più sentite e originali, come creatore e come poeta mi rendo conto che non è più possibile rimandare un radicale distanziamento dalla stragrande maggioranza di quegli ambienti che comunemente si definiscono culturali e dalle forme espressive che li rappresentano. Non che ne fossi particolarmente vicino, anzi, ma credo sia giunto il momento di non inquinare neppure in minima parte la felicità sorgiva dell’immaginazione nei maleodoranti canali mediatici e non dell’industria culturale (e – ahimè! – di un certo angusto conformismo paesano: quando non entrano in gioco motivazioni più ignobili...).
 
postato da: riccardomazzoni alle ore 19:09 | Permalink | commenti (9)
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sabato, 24 maggio 2008
La (mia) poesia III (fine, anzi continua...)
 
Ieri sera, nel delizioso Teatrino dei Favolanti di Elisabetta Salvatori, tra tanti amici e qualche nuova graditissima conoscenza, ho avuto il privilegio – raro per un poeta visto i tempi che corrono – di dispiegare (oralmente) nella massima libertà il mio universo lirico. Ringraziando di cuore tutti i partecipanti dico che quando la poesia mette le ali le traiettorie del volo sconfinano in territori imprevedibili. Perfino in quelli della Realtà che da quel momento non potrà più permettersi le violenze, le arroganze e le impunità a cui si era bellamente abituata.
 
In un fuori programma – mentre Elisabetta preparava cantuccini e vin santo – ho potuto perfino recitare la poesia della mia infanzia, la più bella tra quelle imparate a memoria sui libri di scuola: il “Risveglio del vento” di Rainer Maria Rilke nella bellissima traduzione di Vincenzo Errante.
 
Nel colmo della notte, a volte, accade
che si risvegli, come un bimbo, il vento.
Solo, pian piano, vien per il sentiero,
penetra nel villaggio addormentato.
Striscia, guardingo, sino alla fontana;
poi, si sofferma, tacito, in ascolto.
Pallide stan tutte le case, intorno;
tutte le querce – mute.
 
postato da: riccardomazzoni alle ore 08:53 | Permalink | commenti (17)
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venerdì, 09 maggio 2008
La (mia) poesia II
 
IL TEATRINO DEI BISOGNI CONSAPEVOLI
Prova d’aedo con “cinemino” (di parole) finale
Venerdì 23 maggio, ore 21
Teatrino dei Favolanti, via F. Carrara 243
Forte dei Marmi
 
Dunque la sera del 23 maggio vi presento il mio universo poetico, con “cinemino” di parole finale in quanto si conclude con la declamazione di un mio vecchio soggetto cinematografico scritto più di vent’anni fa  (come del resto gran parte delle poesie), intitolato “In qualche parte fuori dal mondo”, ambientato sulle montagne lucchesi e caratterizzato dalla presenza come deus-ex-machina del Linchetto, folletto di volta in volta burlone e malvagio (per quanto possa essere malvagio il Linchetto, ma ci sarà una “sequenza” che probabilmente vi sconcerterà!). All’epoca questo soggetto fu molto apprezzato da alcuni importanti personaggi dell’ambiente cinematografico: Suso Cecchi D’Amico, che andai a trovare in tre diverse occasioni nella sua casa di Castiglioncello, seppur travisando un po’ il progetto rispetto alle mie intenzioni, prese perfino in considerazione una collaborazione a una possibile sceneggiatura e so per certo che Padre Angelo Arpa ne parlò in termini entusiastici addirittura a Federico Fellini che avevo conosciuto a Roma (mi chiamava “Riccardino” e mi riteneva – bontà sua – un “poeta junghiano”: presto scriverò un memoriale delle mie rare ma particolarissime frequentazioni felliniane);  un po’ meno dai due o tre produttori ai quali mi rivolsi, senza per altro molta convinzione (quando si cominciano a quantificare economicamente i sogni tendo subito a fuggire per senso di nausea e questo resta il mio più grande limite per la realizzazione di un film).
 
Questa rappresentazione in forma di “lettura lirica” – inizialmente prevista per lo scorso anno e rimandata a causa della complessità delle ricerche storico-artistiche condotte su incarico della Soprintendenza – vuol essere una sorta di “prova d’aedo”, per sola voce, nessun elemento scenico, atmosfera rarefatta: il tutto in un piccolo teatrino domestico com’è quello, delizioso, di Elisabetta Salvatori a Forte dei Marmi, alla presenza di un numero limitato (e selezionato) di spettatori, i quali riceveranno in dono una rarità bibliografica. Si tratta di un volumetto “da fiera” (come le poesie in esso contenute, insieme a disegni, canovacci teatrali e un altro soggetto cinematografico) o “per pellegrini” (in quanto si tiene nel palmo di una mano ed invoglia a leggerlo camminando), rigorosamente fuori commercio dal titolo “Il Teatrino dei Bisogni Consapevoli”, come l’omonimo mio laboratorio di creazioni medianiche intorno ai grandi temi dell’immaginario affettivo e che inevitabilmente dà il titolo anche all’evento rappresentativo. Nel lontano 1991 ne furono stampate mille copie numerate, la metà delle quali riservate “ad personam”, le restanti offerte nel corso delle varie iniziative organizzate in quell’anno dal laboratorio. Tempo fa ho ritrovato un centinaio di copie del libriccino dalla smagliante copertina gialla in uno scatolone insieme ad altro materiale dell’epoca. Ancora una volta la sincronicità junghiana (come l’avrebbe definita Federico Fellini) mi spingeva a confrontarmi con il mio universo poetico di vent’anni fa...
 
postato da: riccardomazzoni alle ore 23:03 | Permalink | commenti (1)
categoria:fremiti, aquidernature

Attenzione!

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